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Direttore di @EyesOpen_Mag Vicedirettore @theglobalnewsit

Joined January 2012
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Grazie @renatozer0 mio grande e intramontabile Amore. Buon compleanno a te! E grazie a @IlPaoloGiordano che era lì con te. Vi amo ❤️😘
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Replying to @Piantedosim
Il presidente Meloni è il peggior presidente del Consiglio della storia della Repubblica. Ma la sua sciagura è avere un ministro dell'Interno come lei. Un totale incapace mosso solo da ragioni ideologiche. Pagine e pagine per condannare quattro teppisti che lei non è stato in grado di contenere e gestire. E nemmeno una parola sul motivo per cui, dopo quattro anni di governo di estrema destra, la gente è in piazza e non riesce ad arrivare a fine mese. Parlateci di questo. Parlateci del vostro fallimento. Non di quattro teppisti che il suo lavoro le imporrebbe di contenere in maniera adeguata, invece di cercare scuse e accusare sempre gli altri. Come tutti i fascisti piangete, piagnucolate sempre, in continuazione. Siete assolutamente incapaci.
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Ieri, a @chetempochefa, abbiamo parlato degli studenti stranieri nelle scuole. La soluzione non può essere prendere un bambino di sei anni, fargli fare mezz’ora di bus e mandarlo in un’altra scuola. Non possiamo aumentare il suo senso di marginalità per un problema organizzativo.
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Nepal, un mese dopo: gli aiuti della rete Caritas Mentre finanziamo interventi e tendiamo la mano a un popolo in difficoltà, dobbiamo interrogarci sulle cause profonde della sciagura che l’ha colpito ed educarci a stili di vita più sostenibili e fraterni. caritasambrosiana.it/area-pe…
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Ieri sera Giorgia Meloni si è accomodata nel salotto di Bruno Vespa, quello che la Rai paga più di un milione e mezzo l'anno con i soldi nostri. Ha calato l'asso. Mattarella, da ministro dell'Istruzione, firmava circolari sugli stranieri in classe. Abbiamo ragione noi. Il Presidente della Repubblica usato come scudo. Il giorno dopo Amatrice. Il giorno dopo che lui aveva detto: la scuola è di tutti, niente ghetti, niente barriere. Bastava leggerle, quelle circolari. Bastava saper leggere. Sono due. La 301 del 1989. La 205 del 1990. Trentasei anni fa i primi bambini stranieri entravano nelle nostre aule e Mattarella scriveva per loro. Diritto allo studio. Educazione interculturale. Integrazione. Il senso è uno solo: dentro. Dentro la classe, accanto agli altri, insieme agli altri. Questo governo fa l'opposto. Un tetto per legge. Trenta per cento. Chi sfora se ne va. Il razzismo con la percentuale, sulla pelle dei bambini. Poi la solita danza. Annunciano. Strombazzano. Ritrattano. Solo quelli che non parlano italiano. Solo quando sono troppi. Anche il burqa, anche i volti coperti. Tra i banchi di scuola. Qualcuno ne ha mai visto uno? Nessuno. Poco importa. Serve il fantasma, serve la paura, serve un nemico di sei anni. Ecco lo schifo del fascismo. Se la prende con i bambini. Prende le parole di chi voleva includere e le rigira come un calzino. Tutto fa brodo. Il Quirinale fa brodo. Una circolare del 1990 fa brodo. Mentono. Mentono ancora. Mentono sempre, su tutto, a chiunque. Questi sono i fascisti. Questa è Giorgia Meloni.
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Dopo 35 anni si conta un morto per #difterite in italia. C’era da aspettarselo, vista la grave assenza -negli ultimi 5 anni- delle istituzioni governative, sanitarie e politiche sulle #vaccinazioni
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Una bimba di 4 anni è morta a #Palermo per sospetta #difterite. Non vaccinata per scelta della famiglia Quando arretrano i #vaccini non tornano le “libertà”. Tornano le malattie che uccidono
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Il ritorno del delitto d’onore   Roggero ha sparato quando la rapina era ormai finita. I giudici lo hanno ripetuto in ogni grado, fino alla Cassazione, i tre banditi stavano scappando e non c’era più nessuna aggressione da fermare. Restava soltanto un uomo umiliato dentro il suo negozio e la voglia di fargliela pagare. Li ha inseguiti fuori, ha svuotato il tamburo contro la loro auto, ha preso a calci uno che era già a terra e ha provato a sparargli ancora con la pistola scarica. Chiamare difesa tutto questo è una bugia che ci raccontiamo per non usare la parola vera, vendetta.   Chi lo difende parla di emozioni, e ha ragione a parlarne. La paura di chi era già stato derubato, la rabbia covata negli anni, il terrore di ritrovarseli davanti armati. Sono cose umane, le capisco anch’io. Solo che l’emozione non ha mai dato a nessuno il diritto di ammazzare. Se bastasse il sentimento a giustificare il sangue, ogni assassino avrebbe la sua buona ragione, perché dietro ogni omicidio brucia sempre un movente.   Anche il marito che accoltella la moglie fedifraga uccide per emozione, per gelosia, per un onore che sente calpestato. Lo Stato italiano gli dava ragione, gli scontava la pena, aveva persino un nome per quella pietà, delitto d’onore, articolo 587, roba di cui ci siamo liberati soltanto nel 1981. Chi oggi chiede clemenza per il gioielliere pistolero rimette in piedi quella stessa idea marcia, che se il dolore è forte abbastanza la vita di un altro vale meno.   Lo Stato di diritto è nato proprio per strapparci di mano questo potere. Serve a impedire che ognuno si faccia giudice e carnefice del torto subìto, perché quella strada la conosciamo bene, porta alla faida, al più forte che decide chi vive e chi muore. Nel momento in cui accettiamo che un lutto privato dia la licenza di uccidere, non stiamo discutendo un cavillo, stiamo buttando via l’idea stessa di legge.   Non stupisce che a sventolare la bandiera siano Salvini con la sua richiesta di grazia, Vannacci e i nazisti di Futuro Nazionale piantati davanti alla Cassazione con gli striscioni, la difesa è sempre legittima. Sono gli stessi che scambiano la forza per giustizia, che davanti a un uomo con la pistola in pugno provano ammirazione invece di sgomento. Ci vogliono convincere che ammazzare due persone in fuga sia un gesto da eroe, e intanto ci abituano poco alla volta a un Paese dove la legge conta meno del fucile tenuto in casa.
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«Il lavoro deve essere una fonte di speranza e di vita, che permetta di esprimere la creatività dell’individuo e la sua capacità di fare del bene.» Papa Leone XIV 1° Maggio, Festa dei Lavoratori
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"Sono passati quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili." Papa Leone XIV Restiamo vicini al popolo ucraino, che continua a soffrire.
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Io spero solo che all'estero ci caghino così poco da non accorgersi che sui principali media nazionali stanno parlando da ore di un angelo che somiglia a Meloni. Il nostro noncontareuncazzo e nonsapereuncazzo ha raggiunto il suo apice.
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ICE is the American Gestapo.
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NO al controllo dell’informazione da parte degli USA sul Referendum! Meta (Facebook e Instagram) ha oscurato il video in cui il prof. Alessandro Barbero spiega perché voterà NO al referendum sulla riforma della giustizia di Meloni, definendolo “informazione falsa” dopo un presunto fact-checking pagato dalla società americana. Un atto gravissimo: una big tech statunitense decide di silenziare un’opinione politica legittima di uno dei più autorevoli intellettuali italiani su un tema centrale per la nostra democrazia. Una “coincidenza” fin troppo comoda per il governo Meloni, un vero e proprio regalo politico. Un pericolo per l’Italia e per la libera espressione dell’opinione, visto che Meta ha già dimostrato di segnalare e oscurare contenuti soltanto in base alla posizione politica e non alla falsità o verità delle informazioni. Proprio mentre il NO cresce nei consensi, un colosso USA guidato da miliardari sempre più vicini a Trump interviene per limitare il dibattito pubblico italiano. È la prova di un sistema di social e big tech che non garantisce democrazia e partecipazione. Per questo tocca a noi rompere la censura. Condividiamo il video, facciamolo girare ovunque, parliamone. Al referendum costituzionale, VOTA NO. #IoVotoNo
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1° gennaio, Giornata Mondiale della Pace #WorldPeaceDay "Cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile." - Papa Leone XIV Acquerello di Donatella Caprara Riva
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"La nostra comune speranza oggi ha il nome della pace. Una pace vera e giusta ovunque che ponga fine all’incertezza e al disorientamento indotti dalla attuale situazione internazionale." Auguriamo a tutte e tutti un sereno anno nuovo! 🥂
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Che sia un nuovo inizio.
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Chissà se tutti quei pirla che stanno mettendo bocca sul lavoro degli assistenti sociali e dei giudici che si stanno occupando della famigerata “famiglia nel bosco”, senza avere alcuna competenza in materia ma solo per fare propaganda su una “riforma” della giustizia che non c’entra nulla con la vicenda, farebbero mai vivere i loro figli in quelle condizioni.
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Oggi, in uno scambio di opinioni, mi è stata posta una domanda che mi rode dentro, che mi costringe a pensare. Perché questo governo, che ha prodotto solo macerie, continua a stare in piedi? Un governo che brucia risorse pubbliche senza strategia, che gonfia il debito mentre predica rigore agli ultimi, che smantella l’equità fiscale e tratta l’evasione come furbizia da premiare. Un governo che prepara condoni come si lanciano ossa a una platea complice, che legalizza l’ingiustizia trasformandola in norma. Un governo nepotista, che ha fatto del piazzamento di parenti, amici, camerati e fedelissimi un metodo sistemico, un modello di potere, un’infrastruttura permanente di incompetenza. Un governo dove il merito è un intralcio e la fedeltà cieca è l’unico requisito. Un governo guidato da una bugiarda seriale, incapace di dire la verità anche quando i numeri la inchiodano, che riscrive la realtà frase dopo frase, che mente per istinto, per riflesso, per sopravvivenza. Una leader che fugge il confronto come si fugge un’accusa, che evita i giornalisti, che seleziona le domande, che scappa dalle conferenze stampa, che teme la complessità perché la smaschera. Una figura ignorante sul piano politico, che riduce ogni questione a slogan, che urla per coprire il vuoto, che trasforma l’isteria in comando, che scambia l’aggressività per autorevolezza e l’arroganza per forza. Una leadership fragile, urlata, perennemente sulla difensiva, che governa per reazione e mai per progetto. Questo modo di comandare invece che governare non è un incidente. È il sistema che funziona esattamente come è stato progettato. Un governo popolato da ministri con lauree false, da figure che millantano titoli inesistenti, da incompetenti sistemici piazzati in poltrone strategiche. Un governo dove un ministro della cultura non conosce la cultura, dove un ministro dell’istruzione non ha mai insegnato, dove un ministro dell’economia misura la crescita contando i condizionatori venduti. Un governo che nomina sottosegretari pescati da liste clientelari, che piazza parenti in enti pubblici, che distribuisce incarichi come mance. Un governo che fa dichiarazioni imbarazzanti, che confonde dati, che inventa statistiche, che straparla di soluzioni impraticabili con la sicumera di chi non sa di non sapere. Un governo che propone flat tax per ricchi mentre taglia fondi alla sanità, che parla di crescita mentre asfissia le imprese, che millanta sovranità mentre svende asset strategici. Un governo che strangola l’economia reale, che affossa salari già miserabili, che rende il lavoro sempre più povero e precario, che punisce chi investe, chi innova, chi produce valore. Un governo che trascina l’Italia ai margini dell’Europa: ultimi per crescita, ultimi per stipendi, ultimi per mobilità sociale, ultimi per futuro. Un governo che si oppone a qualsiasi proposta che arrivi dall’Europa, che vota contro a prescindere, sempre contro, anche quando sarebbe nell’interesse del paese. Un governo con derive antieuropeiste che ospita chi vorrebbe cancellare l’euro, chi sogna un ritorno alla lira, chi vede nel progetto europeo un nemico. Un governo che guarda a Orban come modello, che ammicca ai regimi autoritari, che balbetta sul piano internazionale, che ospita chi stima Putin, chi ne giustifica la violenza, chi relativizza un’aggressione criminale. Un governo che conta più indagati, inquisiti e condannati di qualsiasi altro nella storia repubblicana. Un governo che ospita al suo interno chi ha rapporti con la mafia, con la malavita organizzata, chi ruba denaro pubblico. Un governo che per questo attacca la magistratura ogni giorno, che la denigra, che la offende, che la sminuisce agli occhi dei cittadini per giustificare se stesso e proteggere i propri. Un governo che vuole distruggere uno dei tre poteri dello Stato per poter continuare a delinquere in libertà. Un governo che attacca perfino le prerogative del Presidente della Repubblica, che cerca di svuotarne il ruolo, che vuole cancellare ogni contrappeso al proprio potere. Un governo che svuota scuola e sanità, che smonta il welfare pezzo dopo pezzo, che trasforma diritti fondamentali in servizi opzionali. Un governo che governa solo per difendere rendite, per blindare privilegi, per occupare ogni spazio disponibile. Un governo che usa la legge come manganello, che inventa reati e li ficca nel codice penale per compensare l’assenza di politiche, che confonde la giustizia con la vendetta, la sicurezza con la repressione, l’autorità con l’abuso. Non è declino. È demolizione consapevole della democrazia, pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno. Poi penso a chi lo vota, questo governo. Penso agli evasori fiscali, a chi ruba allo Stato e si sente vittima, a chi aspetta la prossima sanatoria come manna, come premio alla propria disonestà. Penso a chi non ha mai studiato e disprezza chi studia, a chi odia la competenza perché lo mette a nudo, a chi rivendica l’ignoranza come bandiera. Penso a chi non è in grado di leggere più di tre righe, a chi rifiuta la complessità, a chi confonde l’opinione con il fatto e l’urlo con l’argomento. Penso a chi flirta con il fascismo, a chi lo minimizza, a chi lo riabilita, a chi ne assorbe il linguaggio, la violenza, l’odio come normalità. Penso ai filo Putin, a chi giustifica l’invasione, a chi scambia l’imperialismo per antiamericanismo, la sottomissione per pace. Penso a chi difende Israele negando ogni evidenza, a chi rimuove i morti, a chi cancella le macerie, a chi rifiuta perfino la parola genocidio pur di non mettere in discussione il proprio schieramento. Penso a chi crede che il denaro e l’apparenza siano tutto, a chi misura la dignità in base al patrimonio, a chi disprezza i poveri e idolatra i ricchi. Penso a chi sogna la nazionalizzazione dell’oro della Banca d’Italia senza capire nulla di economia, a chi invoca soluzioni semplicistiche per problemi che non comprende. Penso a chi crede che tassare chi non ha nulla e alleggerire chi ha tutto sia giustizia. Penso a chi applaude l’assurdo di trecento nuovi funzionari in un ministero inutile, finanziati tassando con due euro ogni pacco, una tassa regressiva che colpisce tutti, indistintamente. Penso a chi esulta per ogni nuovo reato inventato e ficcato nel codice penale, a chi crede che la pena sia l’unica risposta, a chi invoca il carcere come soluzione universale. Penso a chi è xenofobo, omofobo, razzista, a chi ha bisogno di un nemico costante per non guardarsi allo specchio, a chi costruisce la propria identità sull’esclusione dell’altro. Penso a tutto questo e allora capisco. Non è un incidente. È esattamente quello che hanno scelto.
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Questa è l’Ungheria di Orbán: unico Paese in Europa dove per aver organizzato un Pride si rischia la galera. E in Italia c’è persino chi guarda a questo orripilante regime autoritario come modello da imitare. In Europa e nel mondo – dalla Russia agli Stati Uniti – soffia forte un freddo vento di fascismo, e anche le libertà più fondamentali tornano a essere messe in discussione. Per questo è necessario resistere, organizzarsi, auto-difendersi, contrattaccare. Non perdiamo mai la speranza, arriverà una nuova primavera dei popoli.
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