
Refuseur seriale (pic by @emmegrafia) @AstronautKill
Joined November 2011
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In questo momento Sinner è Leo Di Caprio travestito da pilota della Pan Am che cambia continuamente posto e identità mentre Tom Hanks gli dà la caccia per mezzo mondo e quando finalmente pensa di averlo trovato lui sta a Lione.
#sinner #janniksinner #tennis
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La voce di Elena Pero era un suono familiare, di quelli che si riconoscono a istinto. Come il modo di scampanellare al citofono del fidanzato, oppure il rumore della serranda al mattino.
Banali consuetudini, che finiscono per diventare parte del modo in cui stiamo nei giorni. Parte del modo in cui li ricordiamo.
La voce di Elena è stata mille pomeriggi, mille notti e qualche alba commovente. È stata erba, cemento e terra. È stata fusi orari e continenti. Anni, stili, cambiamenti. Sempre, ha accettato l’onore di raccontare la vittoria e l’onere di riempire il silenzio della sconfitta.
Sorrido, pensando a quante volte l’abbiamo sentita esclamare “Ouch!” quando in campo qualcosa andava storto. L’espressione massima di disappunto, la furia cieca di un peluches.
Quando, invece, di fronte a lei succedevano meraviglie, il tono diventava squillante come quello di una bambina. Non aveva alcuna importanza chi fosse a compierle, perché era chiaro come il Sole, che al di sopra dei singoli lei amasse il tennis.
Elena ha portato via con sé la voce e un pugnetto di grazia che serviva dannatamente a questo mondo.
Oggi tocca a noi riempire il silenzio che ha lasciato. Scusa, Elena, forse qualcosa andrà storto perché non sappiamo come si fa. Ouch!
#tennis #elenapero
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Recap Fanta Ferrero
Dopo la dichiarazione sul suo ritorno nel tour, insistenti rumors danno Ferrero nel box di Sinner. Condivide con Jannik una nerdissima e instancabile devozione alla causa. Sarebbe senza dubbio una coppia esuberante, tipo Marie e Pierre Curie.
C’è solo un particolare: il ruolo di Ferrero è più quello di Vagnozzi, che di Cahill. In un mondo ideale, loro due allenano Jannik insieme a Safin e Matthew McConaughey.
In quello reale forse no.
Last but not least: il rapporto con Carlos. Quando la loro storia è finita, Juanki ha passato settimane a mangiare il gelato guardando Casablanca. Poi si è dedicato al golf. Come noi, che dopo una delusione ci iscriviamo a pilates.
Andare da Sinner significherebbe passare al lato oscuro come Anakin Skywalker. Uno schiaffo morale simile a quello di Paula Badosa, che dopo essere stata mollata da Tsitsipas si è iscritta al doppio con Draper.
Molto meglio del pilates.
Comunque.
Uno come Jannik vorrebbero allenarlo tutti, è ovvio. Parlando in generale, di solito il cuore degli spagnoli sente il richiamo della nazione. Sono legati da questioni culturali e di sangue inspiegabili, tipo la disumana tolleranza all’aglio.
Fossi Jodar, andrei sotto casa sua tutte le sere a fargli la serenata coi palloncini e un cantante neomelodico. Se fossi Merida o Landaluce, pure.
Poi magari allenerà Eala e tutti questi tweet li daremo al gatto.
#tennis #sinner
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Sabalenka - Ribakina #usopen
Aryna Sabalenka ha appena perso la quarta finale slam sulle ultime cinque giocate. Per tutto il match ha seguito una sceneggiatura di Ferzan Özpetek: drammi, isterie plateali, pianeti contro. Alla fine, spacca la racchetta e si siede accanto al fidanzato. Poi, fissa il vuoto ingioiellata da capo a piedi. È La bevitrice d’assenzio di Degas: stessa scena, ma in un cafè di Montmartre di fine ‘800.
Per Elena Rybakina, invece, tutto è accaduto in una stanza dentro la sua testa. Si è presa il primo posto del ranking e ha vinto il terzo slam, il secondo in un anno. Giocando così bene, che su un’isola deserta porteremmo un barattolo di Nutella e il suo rovescio. In un impeto di euforia abbraccia il team, come si fa col commercialista per gli auguri di Natale.
Due modi opposti di stare a questo mondo, ma certamente autentici.
È più facile empatizzare con Aryna, perché siamo abituati a confondere l’emozione con la sua rappresentazione.
Perché siamo figli dell’emotività performativa, in 4k e formato IMAX.
Un sentimento privato è anche un atto sociale. Diversamente, si fa fatica a leggerlo. Un analfabetismo che non tollera le scale di grigio e tutto ciò che richiede uno sforzo di comprensione.
La verità, è che la retorica sul coraggio di mostrarsi sempre e comunque, urbi et orbi, è un concetto da tazze con le scritte motivazionali. Da buongiornissimi.
Aryna se la caverà con l’ironia che fa parte di lei. Come quella tigre tatuata, che in realtà in natura dorme 20 ore al giorno.
Se potessi, direi ad Elena mille volte grazie per questa gioia immensa.
Lei risponderebbe ok.
#tennis #RybakinaSabalenka
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Semifinali #usopen
Shelton - Tiafoe
Un americano che vince a New York non si vede dai tempi di Abramo Lincoln. In gioco ci sta il nome nella storia, la stella sull’Hollywood Boulevard, la faccia sul Monte Rushmore.
In caso di vittoria, Trump ha promesso 5.000$ a ogni afroamericano che voterà per lui.
Zverev - Khachanov
Zverev che rischia di vincere il secondo slam si colloca nella categoria dei film di orrore: il video del match point potrebbe tornare a tormentarci come la videocassetta di The Ring.
Khachanov invece è il personaggio secondario positivo nelle serie tv, che da anni nutre la speranza di uno spin-off tutto suo.
È il Dr. Watson di Sherlock Holmes, Sam Gamgee che accompagna Frodo, il mediano di Ligabue.
Un onesto pallettaro padre di famiglia.
Sceneggiatori, è ora di mettersi una mano sulla coscienza.
#tennis
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Recap quarti #usopen
I due quarti di finale sono stati una botta di adrenalina così forte che potremmo fare qualunque cosa: scalare montagne, attraversare oceani, cancellare le iscrizioni alle newsletter promozionali.
I primi a scendere in campo sono Michelsen e Tiafoe: slam di casa, pubblico di casa, pressione di casa. Niente di che, solo 20mila compatrioti che aspettano di incoronare il nuovo Capitan America, la notte di Natale sull’Arthur Ashe.
La partita è di livello altissimo.
I primi due set Tiafoe voleva vincere e Michelsen non voleva perdere. I successivi tre, Michelsen voleva vincere e Tiafoe non voleva perdere.
Sembra la stessa cosa, ma non lo è.
Non la spunta mai chi vuole vincere, ma chi si rifiuta di perdere. È la storia dei grandi esploratori, dei marinai, di Mila e Shiro.
Pur sentendo il bisogno di accecarmi contro uno spigolo ogni volta che guardo il servizio di Big Foe, devo togliermi il cappello per il suo pragmatismo. Per quella capacità di giocare a tutto campo, che tante volte in passato era stata compromessa dall’istinto strategico di una pallina del flipper.
Michelsen perde e scoppia in lacrime. Abbraccia Frances, Frances abbraccia lui, noi abbracciamo tutti e due.
Il derby della canotta inizia tardi e termina alle 3:30 di notte.
Nota della comunità:
Shame. Shame. Shame.
USO merita di attraversare ignudo le strade di Approdo del Re. Giocare a quell’ora è sbagliato, in tutti i modi in cui una cosa può essere sbagliata.
Torniamo a noi.
Shelton ha corretto diversi bug di sistema. Sono stati trovati e rimessi nelle gabbie i topolini che rosicchiavano i cavi del rovescio. Soprattutto, è stato fatto un grande upgrade del sangue freddo.
Alcaraz, invece, è un computer che va benissimo e ogni tanto si blocca. Fa l’unica cosa che funziona sempre: si spegne e poi riaccende. Ma Carlos è pure una AI generativa, che impara dagli umani e da sè stesso. Infatti riesce a portare il match nel suo regno del quinto set.
La partita è bellissima, siamo incollati alla tv. Alla quarta ora non capiamo più niente.
È tardi ma è pure presto. È notte ma è pure giorno. Malediciamo Ben quando sbaglia Carlos e Carlos quando sbaglia Ben. Una sorta di dissociazione agonistica da cui non vorremmo svegliarci. Se non fosse che siamo già svegli da 150 ore.
Shelton espugna il regno e vince.
Carlos perde. Sorride in campo davanti a tutti e nel tunnel da solo con sè stesso.
Mi rifiuto di credere che non fosse amareggiato, ma per un attimo, forse, gli sarà passata per la mente tutta la bellezza di questo sport.
#MichelsenTiafoe #SheltonAlcaraz #tennis
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Not how I wanted the weekend to go.
Thanks for all the messages. Physically, that was a big one but I’m okay. Emotionally, it hurts even more for something like this to happen here at home, in front of all of you, the tifosi.
Thank you for the incredible welcome and support all weekend. Monza with you is always something so special. ❤️
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Recap Quarti #usopen
Zverev - Van de Zandschulp
Zverev favorito. Van de Zandschulp potrebbe fare la cosa più divertente del mondo, controvoglia.
Comunque vada sarà un momento catartico nella vita di Corrado Scagazzutti: shine on you crazy Botic.
Alcaraz - Shelton
Il derby della canotta. L’epopea del bicipite. La trilogia delle sportellate. Carlos è avanti 3-0 negli h2h. Ben giura di essere diverso. Cambiato. Migliorato. Photoshoppato. Carlos giura di essere quello di sempre. Quale delle due cose fa più paura lo scopriremo stanotte col favore delle tenebre.
Tiafoe - Michelsen
Tiafoe sta in piena onda. Un surfista a rete, un transatlantico da fondo. Come può uno scoglio arginare il mare, si chiede Michelsen. La natura però è imprevedibile. Quella di Big Foe, di sicuro.
Khachanov - Blokx
Con Blokx, Khachanov finisce l’album di figurine dei next gen. Blokx non vende sogni ma solide realtà, Karen però ha sbeffeggiato Kyrgios e gli Dei del tennis sono dalla sua parte. L’impossibilità di fare un pronostico è esso stesso il pronostico.
#tennis
[📸 Served with Andy Roddick]
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"I have less power than a Fiat Punto" 😭😭
Max Verstappen, Monza 2026
#F1 #ItalianGP




























