Pace? Armonia? Umanità?
Non ho sentito niente di tutto questo ieri sera, ma l’ho sentito attraverso i vostri messaggi.
Le persone sono ciò che conta davvero e, in un momento di così tanto odio, vi prego di non giocare il loro gioco e di rispondere sempre come vorremmo che il mondo fosse.
“Ci sono cose da non fare mai”
Ghali
Tutto questo per cosa? Per avere un po’ di potere per altri quanti anni? Il gioco vale la candela? Stare in alto in cambio di tutto questo sangue?
Chi ve lo fa fare di vivere una vita ai piani alti della società, a capo di un governo senza mai servire il Paese, assumendovi, a questo punto, la responsabilità di essere complici di un genocidio?
La cosa che più mi preoccupa è la convinzione, la fermezza, la sicurezza con cui i nostri politici mentono al popolo.
L’Italia è attiva, l’Italia è in piazza e la Flotilla passerà nella storia.
Le persone che si sono imbarcate per far valere il diritto internazionale, per portare aiuti a Gaza, le persone che scendono in piazza e perdono giornate di lavoro, non sono da attaccare o ridicolizzare, sono da proteggere perché, è stanno compiendo l’azione più concreta finora e rappresentano la speranza.
Se sei un rapper e non parli di Palestina puoi finalmente venderti del tutto (sempre se hai da vendere qualcosa).
Qualsiasi artista che millanta di essere un rapper e usa un sacco di parole per riempire le strofe ma non dice un cazzo sulla Palestina non può definirsi tale.
Il rap è ufficialmente morto.
Il silenzio dei rapper ha ucciso il genere. Ne è rimasto solo lo stile, il suono, la forma.
Non avete parlato, e i brand non vi cercano.
Non avete soldi, non avete stile, vi scopate le tipe tra amici, cosa ci avete guadagnato col vostro silenzio?
I motivi per cui non ne parlate possono essere tre:
1. Non vi interessa, non è nel vostro algoritmo, non sapete “come sono andate le cose”, avete un’idea confusa su chi siano i cattivi e i buoni ormai da decenni o pensate che sia una questione che appartiene solo a una specifica etnia, lontana dalla vostra.
2. Sostenete il genocidio e sì, sostenerlo vuol dire anche semplicemente non schierarsi. Qui c’entriamo tutti. Ma, come ogni volta, sarà troppo tardi quando lo capiremo.
Il genocidio in Palestina ricadrà anche sulla vostra arte, sulla vostra penna, sulla vostra salute mentale e sulla vita delle future generazioni, quindi anche su quella dei vostri figli
Quella del “io non ho mai fatto politica sui miei profili social quindi perché dovrei farlo ora” oppure “è una storia molto delicata e complicata che va avanti da millenni” sono tutte stronzate e scuse. Chissene frega se i vostri fan vogliono solo la musica, se sono famiglia come li chiamate dovete parlare anche di cose importanti.
Vicino a un ulivo sento solo il canto delle cicale, dopo una giornata di mare in un’altra estate fortunata.
Sappiamo che, tra ieri e oggi, almeno sei giornalisti palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano. Con la loro morte, oltre al dolore di questa ingiustizia, si rischia anche la morte dell’informazione a Gaza. Uccidere chi fa informazione significa nascondere la verità, e questo è solo una delle innumerevoli crimini e violazioni dei diritti umani che si stanno commettendo.
Ormai lo sanno tutti, lo ammettono tutti: a Gaza è in atto un genocidio.
Vorrei dire a chi fa musica come me, a chi scrive, a chi mette la propria faccia e la propria voce al servizio dell’intrattenimento, che dobbiamo ricordarci che stiamo vivendo tutti nello stesso lasso di tempo.
Non eravamo nessuno, e ora qualcuno di noi si è costruito una vita, migliore della media,grazie alla gente che ci ha sostenuto. Non possiamo non dire una parola su ciò che sta accadendo a Gaza.
Cosa cambia se lo facciamo?
Sembrerà non bastare, ma la storia ci insegna che la lotta al male, le manifestazioni pacifiche, gli articoli, la voce del popolo hanno comunque fatto la differenza. Insomma, se già sta andando male, figuriamoci come andrebbe se stessimo tutti zitti.
In Italia tante figure si sono esposte, ma altre, incredibilmente, no.
Mi voglio limitare a parlare agli artisti con cui sono cresciuto, ricordiamoci che i grandi passi si fanno sempre insieme, come la storia racconta.
E possiamo farlo assieme perché condividiamo la stessa missione,creare momenti memorabili, cambiare le nostre vite e quelle delle nostre famiglie, far divertire le persone ed essere una splendida distrazione di massa.
Dio ci ha benedetti: non malediciamoci a vicenda, va tutto bene.
E, nonostante le assurdità che stanno accadendo nel mondo, dalla Palestina fino ai nostri quartieri, noi siamo privilegiati a vivere in una parte del pianeta dove ogni giorno è una nuova possibilità e non una roulette russa.
Uniti possiamo non avere paura di niente.
Ricordiamoci che stiamo vivendo la vita insieme, e che, in qualche modo, siamo tutti vicini di casa

