Aggiungiamo che i depositi bancari delle famiglie italiane sono di poco inferiori a 1200 miliardi di euro. Bisogna liberare questo capitale favorendo gli investimenti, non facendo il contrario.
Una rappresentazione efficace e molto utile, in questo momento
Ha perfettamente ragione. Il problema è che giornalisti come @lucianocapone sono introvabili.
Se potessi esprimere un desiderio, riguardo alla campagna elettorale che dí fatto è già cominciata, direi che mi piacerebbe che tutti i giornalisti facessero un serio lavoro di fact checking, come qui👇ha fatto @lucianocapone . La democrazia funziona se il sistema dell’informazione fa il suo mestiere, smascherando bugie o erronee rappresentazioni della realtà
In Italia i salari non crescono da anni, è il caso più critico perchè i salari reali sono più deboli di 30 anni fa. Produttività bassa, imprese piccole, contrattazione aziendale inesistente.
Mattarella: «L’inflazione e i salari che non crescono aggrediscono il tenore di vita dei cittadini» trib.al/dSET8YQ
Una storia triste, ma molto italiana. Adesso aspettano una soluzione dallo Stato
Sono passati in città studi 1 h fa. Corteo normalissimo e senza nessun eccesso.
A Milano si è formato un corteo spontaneo a Lanza, bloccato dalle forze dell’ordine.
I ragazzi vogliono convergere in piazza Leonardo Da Vinci.
Questo per chi sta cercando informazioni.
Poi, appena mi calmo, parleremo di come la stampa italiana stia abdicando al proprio ruolo spargendo acriticamente veline in maniera irresponsabile.
Perché se c’è una cosa che ci dovremmo dire chiaramente è che la mia categoria, senza alcuna spina dorsale, è corresponsabile dello sfascio di questo Paese.
Altro che cani da guardia della democrazia. Barboncini del potere.
Andrea Ciaramella retweeted
Chiudono le fabbriche in Italia, il carbonio vola altrove.
Il report del CSC di @Confindustria evidenzia come il calo delle emissioni climalteranti non sia primariamente frutto di investimenti in tecnologie pulite o di innovazione di processo a parità di output, bensì della chiusura fisica degli impianti produttivi, della contrazione dei volumi manifatturieri e della delocalizzazione delle produzioni ad alta intensità energetica (fenomeno del carbon leakage).
Viene sottolineata l'inadeguatezza dell'applicazione uniforme di regole rigide su basi di partenza asimmetriche: «Una condizione uniforme su basi di partenza disuguali produce chiusure, non decarbonizzazione.»
Inoltre, «Secondo recenti stime, il rafforzamento europeo delle politiche climatiche ha fatto aumentare le emissioni incorporate nelle importazioni di beni manifatturieri. Il tasso di rilocalizzazione si attesta in media europea attorno al 14% (per ogni 100 t di CO2eq ridotte sul territorio nazionale, 14 tonnellate ricompaiono attraverso le importazioni), spinto dai settori a più alta intensità energetica dove supera spesso il 30%. Per l’Italia, il tasso medio è dell’8% e raggiunge circa il 40% nella metallurgia di base. Caso emblematico è rappresentato dalle importazioni di cemento e clinker da Paesi extra-UE [...]. Le importazioni italiane di cemento e clinker extra-UE nel periodo 2018-2025 sono cresciute del 1.181%.»
Ulteriori future chiusure di impianti sono molto probabili: «L’azzeramento delle quote gratuite determinerà altre chiusure di imprese. L’acquisto dei diritti di emissione al prezzo di mercato per coprire le quote oggi gratuite determinerebbe un onere di spesa che supererebbe l’EBITDA per il 18% delle imprese manifatturiere in ETS, che impiegano circa 19mila dipendenti (16,5% del totale) e generano 744 milioni di valore aggiunto (5%).»
La relazione con il prezzo dell'energia è un altro fattore importante: «Il costo dell’ETS viene sostenuto sia dalle imprese manifatturiere, per le proprie emissioni di processo, sia dagli impianti di generazione termoelettrica e, per questo, il costo della CO2 ha un impatto sul prezzo dell’elettricità: l’ETS incide per circa 30 €/MWh sul prezzo marginale italiano [...]. L’aumento dei prezzi dell’energia riduce la produzione industriale e l’occupazione.»
Insomma: i dati del CSC indicano chiaramente che, per la manifattura, il raggiungimento degli obiettivi ambientali non ha coinciso con una reale trasformazione tecnologica a volumi costanti, bensì con la perdita secca di capacità produttiva, il calo dei margini aziendali e la sostituzione di filiere interne con fornitori esteri. Tale dinamica convalida pienamente l'ipotesi per cui le modalità di attuazione delle politiche di decarbonizzazione stiano determinando una vera e propria deindustrializzazione del Paese.
Ho trovato Tom Cruise da oscar. Il film, ci sto ancora pensando.
Il punto è che Digger di Alejandro González Iñárritu non è niente di ciò che, negli ultimi mesi, tra trailer e clip, ci è stato raccontato. O almeno: non è solo questo. Non è solo una commedia; sicuramente non è un musical (ma com'è uscita, poi, questa cosa del musical?). E non è nemmeno pura fantapolitica. È una riflessione metanarrativa, che disseziona il linguaggio del cinema e il linguaggio del teatro. E che parla di tanti - tantissimi, anzi - temi attuali. È un film che si affida ai suoi attori, Tom Cruise in primis. E che chiede al pubblico una sola cosa: di aspettare.
Iñárritu si muove contemporaneamente in due direzioni: una che va verso l'esterno, e quindi verso il pubblico, e l'altra che va verso l'interno, e quindi verso il cuore del film. Non c'è quel pressapochismo satirico che c'era, invece, in Don't Look Up (anche qui: è difficile capire da dove sia partita questa idea e chi sia stato il primo a suggerirla). Digger sfugge a qualunque etichetta. E questo è senza ombra di dubbio uno dei suoi maggiori punti di forza. Lo so che la critica si è divisa; lo so che c'è stato chi, in alcuni casi, ne ha quasi approfittato per andare contro Iñárritu e Cruise. Ma proviamo a guardare il quadro più ampio per un secondo.
Il fatto che Digger non lasci indifferenti gli spettatori, né da una parte né dall'altra, è una cosa positiva. Perché significa che ha fatto quello che il cinema, indipendentemente dal giudizio sulla sua qualità, dovrebbe fare sempre: porre delle domande, non dare delle risposte. In più di un momento è arrogante e presuntuoso. Non cerca vie di mezzo, non si adegua, non abbassa il tiro. Esagera, rilancia, insiste.
È oceanico. Denso. Pieno. Complesso. Volutamente eccessivo. E anche questo, se posso, andrebbe visto come un elemento positivo. Perché significa che Iñárritu non si accontenta. Perché la sua idea viene portata avanti fino in fondo. Fino alla rottura. Esorcizzando la mediocrità che sempre più spesso ci circonda. Cruise giganteggia, è ovunque, interpreta due ruoli nello stesso istante: il villain e la guida, il nemico e l'alleato. Dentro Digger c'è tutto. E, in qualche misura, ci siamo anche noi. Andatelo a vedere finché è al cinema.
Un quadro nitido e indiscutibile. I numeri erano chiari anche 10 anni fa.
Per inquadrare la carenza di alloggi e il caro affitti bisogna partire dai numeri. Prendiamo gli studenti: a Milano si stimano circa 90.000 universitari fuori sede, a fronte di circa 10.000 posti letto negli studentati. Una domanda potenziale di circa 80.000 soluzioni abitative, pari grosso modo al 10% dello stock di appartamenti della città.
Un ordine di grandezza rilevante, che genera forte pressione e di conseguenza il rialzo dei canoni. E si parla solo degli studenti: a questi si aggiungono tutte le altre categorie che cercano casa a Milano.
Ma quegli studenti non sono arrivati tutti insieme nell’ultimo anno, sono cresciuti gradualmente negli ultimi vent’anni, anche dopo l’apertura di nuovi atenei come la Bicocca. È un caso di mancata programmazione dell’amministrazione locale: affrontando per tempo il tema con atenei e investitori pubblici o privati, oggi si potrebbe disporre almeno del triplo dei posti in studentato.
Ma poiché da noi la programmazione resta un tabù culturale, si è lasciato che la situazione degenerasse fino a far scoppiare il bubbone. Anzi la politica addirittura cavalca il problema contro i proprietari “cattivi” che tengono i prezzi alti. I prezzi alti non sono altro che la conseguenza di una domanda enorme rispetto alla disponibilità, generatasi per incapacità e miopia della politica stessa.
Andrea Ciaramella retweeted
Si parla di tetto agli affitti, ma il problema è un altro: in Italia non si costruisce. Siamo ultimi in Europa per case nuove, mentre lavoro, studenti e turisti si concentrano in poche città. Le soluzioni cambiano, ma passano dall'offerta. Ne parliamo nella newsletter.

ALT Grafico: canone mensile di una casa di 60 metri quadri ai prezzi dei nuovi contratti, in percentuale del reddito netto medio, 2015 e 2025. Milano passa dal 32,8 al 40,4 per cento, Firenze dal 31,2 al 40,2, Roma dal 35,6 al 39,9, Bologna dal 28,8 al 36,4: tutte sopra la soglia del 30 per cento. Italia dal 21,5 al 23,8.
Si, ma cambiategli nome
Approvare con urgenza in Parlamento la legge #SalvaMilano, necessaria x sbloccare l'attività #edilizia, a cominciare dagli investimenti #immobiliari, non è questione nè di destra nè di sinistra ma di semplice buon senso.#Governo #RealEstateInvesting #PMI monitorimmobiliare.it/monito…
Suggerisco di leggere "Il modello Madrid" che racconta un altro punto di vista. Per abbassare i prezzi bisogna aumentare l'offerta.
In Spagna vogliono una legge per cui affitti casa quattro anni, scade il contratto e per riaverla devi pure pagare una buonuscita all’inquilino. E questa sarebbe la soluzione al caro-casa. Una roba da matti: mancano case e invece di costruirne di più rendono ancora più complicato affittare quelle che ci sono. Sánchez ha capito l’aria che tira e va alle elezioni cavalcando questa piazza fintamente anti-governo. Vedremo se gli spagnoli saranno d’accordo. #zuppadiporro
Contributo ambientale pressochè nullo, lievitazione dei prezzi incontrollata, tutta da verificare la regolarità degli interventi (noi abbiamo riscontrato irregolarità su circa 25% dei cantieri su 150 casi analizzati). Certo, le imprese hanno lavorato.
Il Superbonus 110% ha stimolato il settore edile, contribuito alla crescita del PIL post-Covid e creato occupazione, riqualificando circa 500mila edifici (4-5% del patrimonio) con risparmi energetici e aumento del valore immobiliare. Tuttavia è costato 130-170 miliardi, molto oltre le stime iniziali, generando frodi, distorsioni di mercato, cantieri incompleti e un pesante impatto su deficit e debito.
I benefici ambientali restano modesti rispetto alla spesa e la misura ha avvantaggiato una minoranza, spesso in aree più ricche.
La valutazione della convenienza dipende dai criteri adottati (stimolo economico vs sostenibilità dei conti pubblici ed efficienza), perciò non si può dire in modo definitivo se sia stata una misura positiva o negativa.
Certo. Il problema vero mi pare salari troppo bassi, che è un problema italiano, diventa critico nei grandi centri.
Andrea Ciaramella retweeted
Replying to @aciarame
No, ma se ha la pazienza di leggere, lo scrivo pure nei commenti
Mi scusi, ma a Roma si vive, con lo stesso stipendio?
Condivido.
Pare che il governo stia valutando, tra le misure contro la denatalità, un fondo pensione per i nuovi nati.
Per ogni bambino o bambina verrebbe aperta una posizione individuale, con un piccolo contributo iniziale dello Stato, poi alimentabile su base volontaria da genitori, familiari e, da adulto, dallo stesso beneficiario. L’obiettivo è costruire un «secondo pilastro» previdenziale destinato a crescere per 60-70 anni per integrare la pensione pubblica.
Mi sembra una buona idea, che guarda al futuro e non all’immediato. Ricalca l’usanza dei nonni che, alla nascita dei nipoti, regalavano un libretto al portatore. Favorirebbe il trasferimento intergenerazionale dei risparmi.
Voi che ne pensate?
Ci sarebbe da ridere, ma forse no.
Il maresciallo trascrive male l’intercettazione, e così nell’ordinanza custodiale di #Lavitola prende forma la fantasmagorica storia dell’inesistente signor Corrado, che subito @Ranucci indica (a Lavitola!) senza mezzi termini come il Grande Vecchio che ha organizzato l’attentato. Sarà qualcuno del clan Moccia, anzi meglio, è Marco Mancini, già vertice dei Servizi, perché quello -ci assicura- è il suo nome in codice. Non si poteva immaginare una fotografia più nitida ed esilarante delle logiche, dei riflessi e dei vezzi del “giornalismo d’inchiesta” modello Report: fiducia cieca ed incrollabile nelle intercettazioni e nel Maresciallo, voci raccolte a vanvera, e caccia al Grande Vecchio. Perché, senza un Grande Vecchio, che notizie sarebbero? Una mia riflessione oggi sul Foglio






















