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Dal 2013 Consigliere Pd in Regione Friuli Venezia Giulia. Vicesindaco di Staranzano dal 2004 al 2013. Impiegato dal 1988 presso un'azienda metalmeccanica

Staranzano
Joined March 2013
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Such a beautiful message from Robert De Niro for the Ukrainian people 🇺🇦❤️: "Hello, I'm Robert De Niro, speaking to you from New York to express my support and solidarity with the brave Ukrainian people. You are not only standing up for yourselves and your beautiful country, you are standing up for democracy and freedom for the world. Because if the war criminal Putin is successful in his illegal and immoral invasion of Ukraine, no country will be safe. You have our love, our respect, our support and our gratitude. Slava Ukraini!" ........ Just, wow 🫡 Stay strong as you are 🇺🇦🙌
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Benito Mussolini, le dictateur italien qui se posait en défenseur suprême de la famille traditionnelle et de la morale catholique, était en réalité un coureur de jupons compulsif qui a fait interner à mort son ancienne compagne et son premier fils légitime dans des asiles psychiatriques pour effacer leur existence. Dans la propagande du régime fasciste, le Duce incarne l'ordre moral, la fidélité et le père de famille exemplaire aux côtés de son épouse officielle Rachele et de leurs 5 enfants. Pourtant, dans les coulisses du palais de Venise à Rome, la réalité est tout autre. Comme l'ont révélé les mémoires de son maître d'hôtel Quinto Navarra et les rapports de sa propre police politique, Mussolini mène une vie dissolue et multiplie les conquêtes féminines de manière frénétique. Presque chaque après-midi, il reçoit dans son bureau une succession d'admiratrices et de femmes mariées lors de rendez-vous expéditifs, tout en entretenant des dizaines de maîtresses au fil des ans, dont la journaliste Margherita Sarfatti et la jeune Clara Petacci, de 29 ans sa cadette. Mais derrière cette double vie se cache un crime familial méthodique, documenté par l'enquête du journaliste et historien italien Marco Zeni ainsi que par les archives d'État et les registres psychiatriques italiens. En 1914, bien avant d'accéder au pouvoir, le jeune militant Benito Mussolini séduit Ida Dalser, une jeune femme aisée qui dirige un salon de beauté à Milan. Folle amoureuse, Ida vend son commerce, ses bijoux et son appartement pour financer la création du journal de Mussolini, Il Popolo d'Italia. Le 11 novembre 1915, elle lui donne un fils, Benito Albino, que Mussolini reconnaît officiellement devant notaire à Milan le 11 janvier 1916. Quelques semaines plus tôt, en décembre 1915, Mussolini a pourtant épousé civilement son autre maîtresse, Rachele Guidi. Lorsqu'il prend le pouvoir absolu en 1922 et négocie son alliance historique avec le Vatican, l'existence d'Ida Dalser, qui affirme que Mussolini lui avait promis le mariage et se proclame sa véritable épouse, devient un scandale d'État embarrassant. Le dictateur ordonne alors à sa police secrète d'étouffer l'affaire et de faire disparaître les dossiers compromettants. Comme Ida Dalser refuse de se taire et réclame publiquement ses droits et ceux de son enfant, Mussolini la fait arrêter le 19 juin 1926 et interner de force à l'hôpital psychiatrique de Pergine Valsugana, puis sur l'île de San Clemente à Venise. Parfaitement saine d'esprit, elle y reste séquestrée au secret pendant 11 ans sous la garde de la police fasciste, jusqu'à sa mort le 3 décembre 1937, officiellement d'une hémorragie cérébrale. Il ne reste alors qu'un seul témoin gênant : son fils Benito Albino, que le régime a arraché à sa mère dès l'enfance pour le placer dans des pensionnats puis l'engager dans la marine royale en l'obligeant à changer de nom. Mais le jeune homme refuse d'oublier ses origines et persiste à répéter à ses camarades que son père est le Duce. En août 1935, à 19 ans, Benito Albino est rapatrié de force en Italie et enfermé à l'asile psychiatrique de Mombello, près de Milan, avec l'interdiction absolue de recevoir des visites ou de communiquer avec l'extérieur. Selon l'enquête historique de Marco Zeni appuyée sur les archives de l'hôpital de Mombello et les témoignages du personnel soignant de l'époque, le jeune homme y subit un internement destructeur et des injections répétées d'insuline provoquant des comas artificiels qui ruinent sa santé. Le corps décharné, le fils aîné de Mussolini meurt d'épuisement dans sa cellule le 26 août 1942, à l'âge de 26 ans. L'homme qui faisait la morale à toute l'Italie sur la sainteté du mariage et de la famille a passé sa vie à multiplier les liaisons secrètes tout en faisant séquestrer et mourir à petit feu la mère de son premier enfant et son propre fils pour protéger sa carrière.
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“A me sarebbe bastata una settimana per vincere la guerra del Vietnam. Hanno bombardato la boscaglia per anni invece di puntare dritti su Ho Chi Minh City”. Che si dà il caso tra il 1954 e il 1975 si chiamasse Saigon, capitale del Vietnam del Sud, alleato degli USA (che proprio a Saigon avevano il comando delle operazioni in estremo Oriente). La capitale dei nemici era Hanoi. Un po’ come se Churchill avesse detto che la seconda guerra mondiale non sarebbe durata 5 anni se gli alleati avessero marciato subito su Parigi. Il #cialtroneinchief non si smentisce mai.
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Mi permetto di scrivere 4 parole (attualmente molto impopolari, me ne rendo conto) su Nicolò Barella, bandiera dell’Inter (sì, bandiera). Nicolò Barella l’altro giorno è stato molto probabilmente il peggiore in campo di Milan-Inter 3-1: ha combinato una puttanata nel miglior momento dei nerazzurri e ben sappiamo come è andata a finire. In generale ha messo a referto una prestazione disordinata, nevrotica, fatta di troppe scelte sbagliate. Male, malissimo. E però, di grazia, bisognerebbe anche riuscire anche a guardare “oltre”. C’è chi dice “Barella ultimamente sbaglia sempre” e “non è più quello di qualche anno fa”. E su questo mi permetto di non essere affatto d’accordo. Il problema di Barella si chiama “eccesso di generosità”, quello che in un momento in cui la catena di destra fatica a trovare gli equilibri di un tempo, lo porta a strafare per aiutare gli altri, a correre il triplo e, inevitabilmente, a perdere lucidità. Potrebbe limitarsi a fare il suo, ma non sarebbe Barella. Quanto “all’arroganza” evidenziata in determinate giocate è vero: se l’altra sera avesse sparato il pallone nella Martesana avrebbe preso una decisione certamente più saggia rispetto a un tentativo sciatto di dribbling al limite dell’area. Dopodiché - come è normale che sia - ci ricordiamo solo degli macro errori e mai dei benefici - una marea - che quel tipo di giocate hanno portato all’Inter nel corso degli ultimi anni in termini di ripartenze e occasioni create. Barella l’altra sera ha toppato la partita? Eccome. È stato determinate nella sconfitta? Certamente sì. Barella si merita di passare come quello “strafottente” che “non sa più giocare come un tempo”? Solo se si ha estremo bisogno di trovare ogni volta un capro espiatorio. Lunga vita a Nicolò Barella, bandiera dell’Inter che sbaglia, ci mette la faccia, si prende la sua dose di insulti e - come sempre - si rimette a lavorare in silenzio con il solo obiettivo di mettere a posto le cose, prima per l’Inter e poi per lui. Ad avercene.
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Domani regalategli una prima pagina completa, lo facciano soprattutto quelli che hanno fin qui utilizzato trafiletti o titoli nascosti, in fondo o in basso. Non ha importanza capire oggi dove arriverà la #Lazio, discorsi inutili. Conta cosa hai fatto, non cosa farai. Non ci sono sempre gli allenatori soliti noti, il calcio - quando è bello - è bello per tutti. Soprattutto il calcio di chi ha ridato gioia, senso di appartenenza, unità, umiltà. Una prima pagina intera, fate questo sforzo: poi tornerete ai soliti noti, quelli dei tormentoni o delle difese d’ufficio a prescindere
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Con pazienza, tenacia, fiducia, la #Lazio supera, non senza difficoltà, un #Cagliari ben organizzato. Ed è prima, da sola in testa alla classifica. Durerà quel che durerà, ma gli occhi umidi sono assolutamente legittimi. Grazie #Gattuso, grazie ragazzi. #LazioCagliari
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Se c’è un responsabile di una crisi economica che comincia ad assumere dimensioni drammatiche e di un’impennata inflazionistica che inizia a far paura quello é Donald Trump. Ha fatto i danni di un elefante che entra correndo in maniera scomposta nella fragile cristalleria degli equilibri mondiali:basta pensare al conflitto iraniano. Eppure fior di osservatori lo hanno osannato fino ad ieri . Bah!
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Ha salvato l’Inter con almeno 4 grandi interventi, ha trasmesso sicurezza sotto tutto i punti di vista: grande prestazione di Ivan Provedel.
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Il 99% di coloro che oggi celebrano Gattuso, lo scorso 16 agosto (Lazio-Mantova 0-2) erano amaramente convinti che non avrebbe mangiato il panettone. Io me lo ricordo bene. E sapete perché me lo ricordo bene? Perché ero tra quelli. Grande Rino, buon panettone a te.
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Buon compleanno, Christian Chivu 🎂🖤💙 👉 bit.ly/4BrtKvs
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Cristian Chivu was 18 when he arrived at Ajax in the summer of 1999. He had lost his father a year earlier, and he knew almost no one in Amsterdam. He lived alone in a Holiday Inn hotel room and was driven to training by a driver. After about six months he moved to a house in Ouderkerk aan de Amstel, which gave him peace. On the pitch it started badly too. He was sent off three times in his first months. “I was still a child and wanted to show myself too much, so I made mistakes,” he said later. Ajax, under Jan Wouters, were struggling. It was the club’s centenary season and the big birthday match came on 19 March 2000, against FC Twente. Chivu was in the starting line-up. Ajax wore historic kits and over 40,000 fans came to celebrate. Twente scored in the 28th minute and Ajax lost 0-1. Twente had a man sent off before half-time, and Ajax still couldn’t find a way through. Ajax finished 5th that season. When Leo Beenhakker became technical director in 2000 things began to change. In the summer of 2001 he brought in Zlatan Ibrahimovic. Maxwell, Mido and Hatem Trabelsi to the club. They joined a young squad already built under Co Adriaanse, including Andy van der Meyde and a young Rafael van der Vaart. Adriaanse was sacked in November 2001 and Ronald Koeman took over. He immediately made Chivu captain, at just 21 years old. On 5 May 2002, away at NEC, Ajax won their first Eredivisie title Since 1998. Chivu was photographed afterwards with a torn shirt, mud all over him, wearing the captain's armband with the Amsterdam city's coat of arms. A week later, Ajax beat Utrecht 3-2 in the cup final, with Wamberto equalising from offside position in the 90th minute and Zlatan scoring the golden goal in extra time. Chivu won the Golden Shoe that year, and was named Ajax Player of the Year for 2000-01 and again for 2002-03. David Endt, Ajax' legendary team manager, took the unwashed, mud-caked shirt home and hung it in his office at the Amsterdam ArenA for years. It is now on loan to the Amsterdam Museum. As Endt put it: ”You never win with a clean shirt." Happy birthday Cristian Chivu.
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La cosa più inquietante su Inter-Fiorentina l'ha detta @RickyTrevisani "Valdepenas-Thuram? Se Mariani non lo fischia non interviene il Var nemmeno lì" Ha ragione. Ed è inquietante.
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Il ritorno di #Lula, un colpo alla destra sovranista nelle Americhe e nel mondo
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Marcus Thuram: “L’esultanza per un rigore finalmente fischiato? È strano, tutte le volte sul campo l’arbitro pensa che simulo… Devo solo continuare a puntare l’avversario, alla fine fischieranno…”.
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Un quarto d’ora di carattere e scelte lucide, un quarto d’ora da “grande”. Bravissimo Matteo Lavelli.
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Prossimamente a #ronchideilegionari
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Sučić, olio su tela 🎨🖼️
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Crozza su Vespa che insulta Sabrina Brizzola "alle persone anziane da sempre fastidio il rumore...sembra lo zorro di Predappio senza mantello...se avesse lo stesso piglio quando intervista Meloni e Salvini sarebbe un giornalista" Grande #fratellidicrozza #Vespa #24ottobre
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Maurizio Crozza demolisce Bruno Vespa: "Se attaccasse Giorgia Meloni e Matteo Salvini come ha attaccato la giovane studentessa Sabrina Brizzola, mi verrebbe di chiamarlo giornalista".
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