
Michelangelo Iossa Giornalista e scrittore • Docente universitario • Press-agent #michelangeloiossa
Napoli
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Next month's new 007 adventure, All In by @dgjones, takes Bond to Ceylon in 1954 with Tiffany Case at his side. Set between the events of Diamonds Are Forever and From Russia With Love, @LicenceToQueer has taken a deep dive into the clues that Fleming gave us about what happened between the two...
Read the full article: ianfleming.com/opinion-get-r…
#JamesBond #IanFleming #GoAllIn2026 #NationalYearOfReading2026
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Julian Lennon torna in Italia: a Siena la sua mostra fotografica “Whispers” 🇮🇹📸
Julian Lennon torna in Italia, questa volta non per la musica, ma per raccontare il mondo attraverso i suoi scatti fotografici.
Dal 4 dicembre 2026 al 4 luglio 2027 il prestigioso complesso museale di Santa Maria della Scala, a Siena, ospiterà Whispers, la retrospettiva fotografica del figlio di John Lennon, inserita nel programma di Siena Incanta – Natale 2026.
La mostra ripercorre il lavoro di Julian come fotografo, una passione che negli anni è diventata una parte fondamentale della sua attività artistica, affiancandosi alla carriera musicale.
Whispers prosegue il percorso espositivo avviato a Venezia nel 2024, offrendo al pubblico l’opportunità di scoprire uno sguardo personale e sensibile, fatto di immagini, incontri, luoghi e suggestioni.
Julian Lennon si è recato personalmente a Siena alla fine di ottobre 2026, per seguire i preparativi dell’allestimento e conoscere da vicino gli spazi che ospiteranno le sue opere.
Un appuntamento particolarmente interessante anche per gli appassionati dei Beatles, che potranno conoscere un’altra dimensione artistica di Julian Lennon.
Grazie a @michelangeloios
#JulianLennon #JohnLennon #Whispers #Siena #SantaMariaDellaScala #Fotografia #TheBeatles #Yesterdaypills
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Can’t you see we’re living on borrowed time?
Watch full video here.📺
Concept by Julian Lennon
Visuals by Caitlyn Grabenstein
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Alice Cooper svela il segreto dei Beatles: “Erano alieni, nessuno avrebbe potuto scrivere così tanti capolavori”.
Alice Cooper ha raccontato che cosa, a suo giudizio, rendeva i Beatles diversi dalle altre grandi band della storia del rock: non soltanto la straordinaria capacità di scrivere canzoni, ma anche il senso dell’umorismo, l’assenza di atteggiamenti da superstar e una particolare intesa musicale che contribuiva a rendere immediatamente riconoscibile il loro suono.
Nel corso di una conversazione con Adam Friedland, il cantante americano ha ricordato soprattutto la personalità dei quattro musicisti di Liverpool, sottolineando quanto fosse piacevole frequentarli nonostante l’enorme popolarità raggiunta.
“La cosa fantastica dei Beatles? Avevano tutti un grandissimo senso dell’umorismo. E con quei ragazzi non percepivi mai alcun ego”, ha spiegato Cooper.
Un atteggiamento che, secondo il rocker, caratterizzava in particolare Paul McCartney: “Paul entrava in una stanza e diventava subito il tuo migliore amico, come se ti conoscesse da sempre”.
Durante l’intervista, Friedland ha introdotto anche una curiosa teoria sulle differenti vicende dei Beatles e dei Rolling Stones: secondo un suo amico, gli Stones sarebbero riusciti a rimanere insieme grazie alle loro origini borghesi, mentre la provenienza operaia dei Beatles avrebbe contribuito alla loro separazione.
Cooper non si è soffermato sull’interpretazione sociologica, preferendo rispondere con una battuta che riassume la sua ammirazione per il talento compositivo del gruppo.
“Sono abbastanza sicuro che i Beatles fossero alieni. Perché nessuno riesce a scrivere così tante belle canzoni una dopo l’altra”.
Cooper ha poi condiviso un aneddoto particolarmente interessante sulle armonie vocali del gruppo, riportando una spiegazione che gli avrebbe fornito personalmente McCartney.
“Mi disse: ‘John e io abbiamo un orecchio assoluto. George, invece, cantava leggermente crescente. Ed era proprio questo a dare alle nostre armonie quella particolare brillantezza’”.
#Yesterdaypills #AliceCooper #TheBeatles #PaulMcCartney #JohnLennon #GeorgeHarrison #RingoStarr #RollingStones #beatles #yesterdaypills
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1er novembre 1995, Paul McCartney s'enferme dans son studio privé pour travailler sur quelques chansons qu'il a composées pour son prochain album."Flaming Pie".
Le couple McCartney vient d'apprendre la terrible nouvelle : Linda est atteinte d'un cancer du sein. Un combat de plus de deux ans s'engage.
Chaque fois qu'elle ne sera pas à l'hôpital pour ses soins, Linda restera aux côtés de Paul en studio. Ils ne se quitteront plus, jusqu'à ce que la maladie l'emporte en avril 1998.
Durant toute cette période et après la tragédie, le clan McCartney fera le choix de la discrétion et de la pudeur. Certains médias reprocheront à Paul son silence lors de la mort de Lady Di en août 1997, ignorant ou oubliant honteusement qu'il traversait alors une épreuve infiniment plus intime et bouleversante.
Après la perte de la femme de sa vie, Paul n'aura plus qu'une seule ambition : célébrer Linda sous toutes ses facettes, la photographe talentueuse et la militante végétarienne pionnière, et bien évidemment la mère et l'épouse tant aimées.
Ces deux sublimes chansons raisonneront tout particulièrement en nous quand Linda partira.
"Calico Skies", Paul McCartney, 1997.
"Somedays", Paul McCartney, 1997.
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Ringo Starr called Paul McCartney “the finest bass player in the world”. 👇 . Link in bio 🔗
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#IanFleming
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Happy 90th Birthday, Bill!
One love, Keith...
@bill_wyman
📷 #1 Bill Rasic
#2 Ethan Russell
#3,4 J.Bouquet
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Paul McCartney: “A volte non ricordo nemmeno le mie canzoni”.
Anche Paul McCartney può sorprendersi ascoltando un proprio brano. Lo racconta con un aneddoto che restituisce una dimensione quotidiana a un repertorio entrato nella storia della musica.
“Quando noleggio un’auto con autista, chi mi accompagna sa che si deve sintonizzarsi sul canale dei Beatles di SiriusXM. A volte sento qualcosa e dico: ‘Aspetta un momento, alza il volume di questa.’”
E può capitare che quella musica gli risulti meno familiare del previsto: “A volte non ricordo nemmeno il titolo della canzone. È passato tutto così in fretta. Di molte, però, conservo ricordi molto vividi, come ‘Mull of Kintyre’, una canzone di grande successo dei Wings”.
Tra Beatles, Wings e carriera solista, McCartney ha costruito un repertorio vastissimo. Ascoltarlo alla radio diventa così anche per lui un’occasione per riscoprire qualche brano, accanto a quelli rimasti indissolubilmente legati ai ricordi della sua vita.
#PaulMcCartney #TheBeatles #Beatles #Wings #MullOfKintyre #Yesterdaypills
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We're on our way home.
A new immersive Beatles experience is opening in the heart of Liverpool in 2028, featuring some of the most iconic locations and moments in Beatles history.
#TheBeatlesLiverpool28
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Dream, dream away
Magic in the air, was magic in the air?
- @johnlennon, 1974
Send your wish and watch live at IMAGINEPEACETOWER.com
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Paul McCartney: il successo e il rischio di sentirsi dire sempre di sì
Chi ha il coraggio di dire a Paul McCartney che una sua canzone non funziona? Il tema emerge durante una conversazione con Amy Poehler, che riflette su un effetto poco piacevole del successo: “Quando raggiungi un certo livello di successo, a volte le persone hanno paura di darti un parere sincero”.
Paul conosce bene il problema e risponde con disarmante schiettezza: “Sì, è un rischio. Quando lavoro con un produttore, mi chiedono sempre: “Te lo dice se qualcosa non è buono?”. E io rispondo: “Non ne sono sicuro. Forse no”.
Per McCartney, la soluzione è circondarsi di persone capaci di dire la verità, anche quando può essere scomoda. Ma riconosce quanto la reputazione dell’interlocutore possa rendere difficile parlare liberamente. E, rivolgendosi alla intervistatrice, aggiunge: “Dev’essere difficile per loro, perché hai una tale reputazione. Anche a me farebbe paura dirti che una tua battuta non fa ridere”. 😅
#PaulMcCartney #AmyPoehler #TheBeatles #Beatles #Yesterdaypills
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A NAPOLI - Trudie Styler: “Ormai mi sento napoletana a tutti gli effetti!”, l’incontro con Michelangelo Iossa e l'omaggio nel libro "Non siamo napoletani" ift.tt/3sUkBn0
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Trudie Styler a Napoli al SaFF: legame crescente con la città e omaggio al libro di Iossa - Cronache -
Nel Complesso Monumentale di Donnaregina si è tenuta la decima edizione del SaFF – Social Action Film Festival, con la partecipazione straordinaria di Trudie Styler, ospite d’onore, e la proiezione del suo documentario Posso entrare? An Ode to Naples.
Un incontro tra regia e comunità
Durante l’evento, il giornalista Michelangelo Iossa ha consegnato alla regista una copia del volume Non siamo napoletani. I 100 non napoletani che hanno fatto grande Napoli (Edizioni MEA), con una dedica a lei all’interno del capitolo-ritratto sull’autrice.
«Sono felice e onorata di essere annoverata tra i non napoletani che hanno reso grande questa meravigliosa città, che ha letteralmente catturato la mia anima. Quando mi è stato proposto di realizzare un documentario, sono arrivata a Napoli come una ‘tela bianca’. Le persone hanno iniziato ad accogliermi come se fossi un ospite gradito e sono rimasta profondamente colpita da questa generosità. Voi a Napoli avete il senso di comunità più forte che io abbia mai sperimentato in qualsiasi parte del mondo. Sono felice di essere sulle pagine del libro di Michelangelo: ormai mi sento una napoletana a tutti gli effetti!»
Secondo Iossa, Styler ha affrontato la sfida del documentario con l’educazione come strumento principale e ha lasciato spazio alle voci locali, costruendo un racconto che alterna figure note e volti della quotidianità, accompagnato da una colonna sonora di Clementino. La macchina da presa diventa un confessionale laico dove emergono protagonisti come don Antonio Loffredo, Francesco Di Leva, Roberto Saviano e Jorit, senza rinunciare alle storie dei venditori di castagne o dei reduci delle Quattro Giornate.
Lo scrittore ha rimarcato che Trudie Styler non è venuta a spiegare Napoli, ma a leggerla con rispetto. Secondo Iossa, la regista merita una posizione di rilievo tra le personalità che hanno reso Napoli ancora più grande agli occhi del mondo.
ift.tt/OKi4spy
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Bringing style, wit and charisma to the role of Bond.
Remembering Sir Roger Moore on what would have been his 99th birthday.
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Lors de sa dernière interview, Paul McCartney a craqué. C'est tout simplement la première fois qu'il craque en public après 65 ans de carrière.
Paul est d'une génération et d'une culture où on apprenait aux enfants à ne jamais se plaindre et à ne pas montrer leurs émotions en public. Dés la mort de sa mère, alors qu'il n'avait que 14 ans, les consignes familiales étaient claires, les enfants McCartney ne devaient pas s'apitoyer sur leur sort. S'ils pleuraient, c'était dans leur chambre, pas en public.
La vie de McCartney sera jalonnée de beaucoup de drames. La mort de son père, il n'avait que 34 ans, celle de Mal Evans, la mort de John Lennon bien sûr, celle de Ivan Vaughan, son meilleur ami avant John, la mort de Linda, sa femme et la mère de ses enfants, celle de Harrison, celle de George Martin. Et j'en oublie.
Il avait beaucoup pleuré selon ses proches. Mais jamais devant nous. On lui reprochera même son manque d'émotions à la mort de John. C'était tellement mal connaître McCartney.
L'évocation de Linda aura donc fini par faire craquer en public cet homme de 84 ans. Et c'est certainement parce qu'il a 84 ans qu'il a craqué. Parce que c'était Linda aussi. Parce que le temps passe surtout.
Savez-vous d'ailleurs quelle était la chanson préférée de Linda ? Certainement l'un des titres les moins connus de son mari. Mais une foutue super chanson effectivement.
"Daytime Nightime Sufferring", Wings, 1979.
























