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I don't know who I am, but I only know that I love watching TV series .... and beautiful people inside! Attempata 💙 Bulåggna l'è Bulåggna!

Castelli Romani
Joined May 2010
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De Rensis: "Io oggi vi sono grato perché state dando un grande esempio di come si fanno i dibattiti, anche nella contrapposizione del pensiero...persone competenti che ascoltano e dibattono, non ci sono sovrapposizioni di voci, non ci sono faziosità" 🩵💙 youtube.com/watch?v=YouuFewm…
#Garlasco Una breve ma basilare lezione dell'avv. #DeRensis da ascoltare con attenzione, parola per parola. Una perizia, consulenza, rilievo scientifico non possono e non devono esprimere opinioni.
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#Garlasco Ma non è che ha a che fare con l'anti-esposto all'esposto della neo youtuber? È da una vita che non se ne parla, spero tanto che si riferisca a quello! A maggior ragione stasera Milo farà il botto, pensando poi che dall'altra parte (RAI) c'è Garofano che attuerà la sua ennesima arringa difensiva, auto celebrativa condita di "abbiamo fatto tutto bene" Ma chi ha lo stomaco così forte da riuscirlo a guardare e sopratutto sentirlo arrampicarsi sugli specchi????🤢🤢 Anche basta!
Questa sera, martedì 3 novembre, nuovo appuntamento con #VeritàNascoste: tra i casi che tratteremo, un ampio approfondimento sarà dedicato al caso Garlasco. Vi aspettiamo alle 21:30 su Rete 4 e Mediaset Infinity!
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Eccoli, gli uomini di buona volontà che da 18 mesi vengono denigrati, dileggiati e derisi. Gli italiani, tanti...tantissimi vi ringraziano . #garlasco #veritànascoste @Veritanascoste4
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#garlasco #lostatodellecose Fair play dove sei? È da tanto che di fair play, tradotto "io non parlo di Stasi", non se ne sta vedendo da parte della difesa Sempio, a partire dal primo 415 bis ed è andato peggiorando con l'arrivo di questo 415 bis "bis" come anche in seguito alle continue esclusive che stanno uscendo sul loro assistito. Aspettiamo che l'avvocato verifichi le dichiarazioni della collega Taccia, anche se credo che continuerà a contenersi fino a che, alla prima occasione, non verrà pronunciato qualcosa di SCORRETTO su Stasi in sua presenza e solo a quel punto, secondo me, finalmente ne vedremo e ne sentiremo delle belle! E l'ultima raccomandazione, quella del varcare i confini, mi ha tanto ricordato la citazione di Bilbo Baggings che Frodo fa ad un certo punto a Sam durante il cammino verso il villaggio di Brea per raggiungere la Locanda Del Puledro Impennato e che fa: "è pericoloso Frodo uscire dalla porta. Ti metti in strada, e se non dirigi bene i piedi, non si sa dove puoi finire spazzato via." Ecco, la prossima volta pensate bene a dove dirigerete le vostre "parole", soprattuto se riguardano Stasi, perchè potreste rischiare di finire spazzati via per niente!👋👋👋 E concordo con @franborgonovo , con la scusa del non mostrificare Sempio, che poi nessuno lo sta facendo, si continua a mostrificare Stasi.👏👏👏 Giletti lo informa delle parole della Taccia sul contenuto del computer di Alberto Stasi Avv. De Rensis «Io questa intervista non l'ho sentita e voglio, come ha sempre fatto la mia collega, continuare fino a che è possibile a mantenere il fair play. QUA-LO-RA, ascolti bene le mie parole, QUA-LO-RA dovessi sentire con le mie orecchie che i colleghi che difendono Sempio inizino a concentrarsi su Stasi, posso finire la frase? Possiamo fare una proporzione di 1 ora:1 minuto? Grazie! No, se però mi date un minuto dopo che sto zitto un'ora, grazie! QUALORA dovessi sentire con le mie orecchie che i colleghi che difendono Sempio inziano a interessarsi a Stasi NE-VEDREMO E NE-SENTIREMO DELLE BELLE! Quando si parla di un collega bisogna essere prudenti, ora io verificherò, qualora dovessi verificare che la sua informazione è riportata nella maniera compiuta, allora ne vedremo e ne sentiremo delle belle perchè le immagini le ho viste anch'io, i sonori li ho sentiti anch'io. Userò il fair play finché c'è dall'altra parte, verificherò se la collega ha detto queste cose, alla prima occasione risponderò come devo e mi creda, di cose da dire ce ne sono tante. Io non ho sentito quindi per me è una non-notizia!»🏆👑⚖️🩵💙🫂 Cataliotti conferma! Avv. De Rensis «No, io sto ridendo per un'altra cosa, tu se inizi a interpretare! No, ma guarda, Liborio facciamo una cosa, facciamo una cosa, Liborio, fai così, mi dici tu, mi dici tu, visto che le tue frasi mi preoccupano da 0 a 10, -10, mi dici tu quando dobbiamo rompere il fair play, nel momento in cui tu mi dici "rompiamo il fair play" dopo ci divertiamo tutti e due, tutti e quattro, quelli che vogliamo! Io fino adesso continuo a mantenere il fair play, mi occupo di difendere Alberto Stasi e non mi occupo di accusare il tuo cliente, poi, qualora dovessi verificare personalmente, O IN MIA PRESENZA venisse detto qualcosa di diverso e allora avremmo di che parlare per giorni e giorni! Io non scendo a questo livello.»🏆👑⚖️🩵💙🫂 Viene trasmesso il video della requisitoria della Barbaini e Petracalvina farnetica parole al vento come al suo solito. Avv. De Rensis «Le parole che ho appena sentito mi suscitano due emozioni: grande tristezza e grande speranza su quello che andiamo ad affrontare in futuro e, ribadisco, sono molto orgoglioso che la mia collega Bocellari ed il sottoscritto siamo concentrati su Alberto Stasi perchè, veda dottor Giletti, varcare i confini è sempre molto rischioso, sopratutto se non si ha ben presente dove si sta andando!»🏆👑⚖️🩵💙🫂
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#garlasco #ignotoX #lostatodellecose #ore11 #ore14 #ore14sera #veritànascoste #storieitaliane #mattino5 #èsemprecartabianca Avv. Taccia «E noi siamo molto rispettosi di Alberto Stasi però se me lo mettete a confronto su Sempio è uscito di tutto, su Alberto Stasi mi permetto di dire no, perchè NOI L'ABBIAMO VISTA, ABBIAMO LA COPIA DEL COMPUTER DI ALBERTO STASI e VI GARANTISCO che NON SONO USCITE LE FOTO CHE TANTO FACEVANO DISCUTERE anche in CORTE DI ASSISE e in CORTE DI CASSAZIONE.» Ah sì, e chi ve la data la copia forense del pc di Stasi? E l'intervento di @EliAl73 che si chiede come mai siano entrati in possesso della cartella, ma più che altro avvocato Aldrovandi la Taccia dice di essere in possesso della copia forense del computer di Alberto Stasi e questo mi fa tornare al periodo in cui si parlava dell'insolito sodalizio tra difesa Sempio e Parte Civile, e mi sembra che se ne parli proprio nell'informativa dei Carabinieri di Milano Moscova, se non erro, ogni apparizione una PERLA più UNICA che RARA e questa dovranno spiegarla, magari stasera potrà pensarci il grande @GilettiMassimo a @stato_dellecose a fare questa domanda proprio all'avvocato Cataliotti, chissà, lo spero tanto! E comunque questo è essere rispettosi nei confronti di Alberto Stasi? È stato lui per caso a diffondere i video di Sempio? O si è mai minimamente pronunciato in interviste televisive sul suo assistito, eh Taccia? Ah beh NO! Quella è una prerogativa ESCLUSIVA del SUO ASSISTITO! Siete alla frutta, ma anche al caffè se non all'ammazzacaffè!
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#garlasco #diariodelgiorno Intervento dell'avvocato De Rensis sulle dichiarazioni di Lago. E anche noi ci domandiamo come mai se Lago ha sempre ritenuto di aver fatto tutto come si doveva, ha chiesto al RACIS delucidazioni in merito a possibili problemi legali da parte della difesa Stasi, questa sì che è mooolto particolare, definiamola in questo modo, ma sempre in buona fede, eh!🤦‍♀️🤦‍♀️🤦‍♀️ Avv. De Rensis «Qui noi dobbiamo chiarire ai telespettatori che stiamo parlando di dati CO-NO-SCI-BI-LI in quanto fatto di accertamenti fatti alla presenza di tutte le parti, quindi il Generale Lago non doveva svelare un mistero perchè erano dati che le parti potevano e dovevano avere. Faccio anche presente che se il Generale Lago era tanto sicuro di aver fatto tutto in maniera perfetta, PERCHÉ chiede delucidazioni affinché non possano esserci problemi legali al RACIS che, sostanzialmente, gli dice te la devi vedere tu. Ecco, in questa vicenda, dottoressa, e chiudo, io vedo tanta differenza fra ciò che viene detto nelle carte e nelle aule dei pubblici ministeri, nelle stanze dei pubblici ministeri, e quello che viene detto invece in televisioone, quando si è seduti, quando si fa jogging, perchè sa, io ho sentito, scusi se faccio questo parallelismo, ho sentito un interrogatorio del dottor Pizzamiglio, non so il grado, diciamo Generale così non sbaglio, davanti al Procuratore della Repubblica in un modo, poi ho sentito delle affermazioni mentre faceva jogging e nel mio italiano, che forse è sbagliato, ho sentito cose non esattamente uguali. Allora, il Generale Lago se era così sicuro di ciò che faceva, perchè poi ha chiesto delucidazioni? Ora, veda, e chiudo, in questa vicenda ogni qualvolta c'è un'anomalia, un'omissione, una cosa strana eh, è TUT-TO CON-TRO STASI. Se io entro nel suo studio televisivo e sono maleducato, sono maleducato con tutti, con lei, con i cameraman, con le sue collaboratrici, se sono maleducato solo con lei, io non sono maleducato, sono maleducato con lei. Quindi io dico, possibile che non ci sia mai stato un errore a favore di Stasi? MAI! Un'omissione a favore di Stasi? MAI! Una dimenticanza a favore di Stasi? MAI! Ecco, io queste sono riflessioni da CIT-TA-DI-NO. Finisco dicendo che ciò che ha detto il collega Bocciolini è sacrosanto, il consulente del Pubblico Ministero, a differenza di ciò che ha affermato in TV il dottor Garofano, non opera una sintesi, TRASMETTE AL PUBBLICO MINISTERO TUT-TO! Il Pubblico Ministero decide se, come, quando e perchè approfondire. Quelle due repliche negative che sono state fatte il giorno dopo, perché probabilmente, come ha detto il vostro bravissimo collega in studio, che potevano risultare strane, perché 2.78 da dei pedali è un dato che tutti i genetisti, anche quelli che troviamo dietro l'angolo, ci dicono che è un dato piuttosto particolare, probabilmente son state fatte due repliche perchè han detto "ma possibile che c'è questo dato?". Oooora, il problema è che quelle repliche dovevano essere conosciute a tutti, poi si andava a vedere dove sia andava a finire! Ma non che lo decide Marino! Non che lo decide Garofano! Non che lo decide chicchessia! Lo decide il PM, perchè Marino era consulente del PM, rapporto, che come tutti sappiamo, si chiama FI-DU-CIA-RIOO! Non può essere frapposto da nessuunoo! Soprapposto, sottoposto, capisce cosa intendo dire. Quindi io penso che quell'omissione sia stata grave e che Lago abbia negato la conoscenza di dati che a mio modesto avviso poteva tranquillamente dare! Ciò detto, nessuno parla di malafede, questa è storia, tutto in buona fede, PERÒ tutto in buona fede sempre a sfavore di Stasi!»🏆👑⚖️🩵💙🫂
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#garlasco Oggi 2 Novembre è un giorno speciale perchè si celebra la nascita di una persona meravigliosa, una professionista seria, onesta, forte che ha saputo tenere testa a qualsiasi ostacolo si è frapposto alla ricerca della verità, sempre ed esclusivamente guidata dal senso di giustizia! Tantissimi auguri di BUON COMPLEANNO all'avvocato Giada Bocellari!👑⚖️🩵💙🫂
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#garlasco 5tr0n2at3 Generali Il diritto di difesa deve essere garantito ad ogni stato del procedimento, anche se DEFINITO, oltre il diritto di poter porre rimedio ad eventuali errori giudiziari. E tanto c'è la prescrizione! Manco per il cavolo! Come dice benissimo a caratteri cubitali il bravissimo avvocato @pessimozerbino, i termini ve li SIETE BELLI CHE GIOCATI, avete REITERATO IL REATO ogni volta che siete andati in TV a giustificare e difendere il vostro PERFETTISSIMO operato, come quando si parlava del sangue sui pedali ma si OMETTEVA di parlare di corse elettroforetiche e OBTI test negativi, come di attribuzioni manuali delle chiamate alleliche per l'attribuzione del DNA alla vittima quando c'era del materiale prelevato in sede autoptica che sarebbe stato utile per il confronto e tanto altro di cui siamo FINALMENTE venuti tutti a conoscenza. Ma quanto vi piacciono ste telecamere a tutti voi ex ufficialoni, RIS e non, sopratutto gli alti in grado, eh!!!! Come sempre pensato, tutto ciò detto in TV SARÀ USATO CONTRO DI VOI e mi pare più che giusto! Altro che INDIGNAZIONE, non credo che esista un termine adatto ad esprimere come ogni santo "onesto" cittadino e operatore del diritto si sentano in questo momento. Quel sorriso che vi portate stampato in viso quando dite certe aberrità a favore di telecamera, VOGLIO CHE CONTINUIATE A TENERLO ANCHE DAVANTI AI PROCURATORI se ne avete il coraggio, penso che nei prossimi mesi ci godremmo altre SIT molto interessanti e non vedo l'ora di vederle e sopratutto di ascoltarle! youtube.com/watch?v=Qv9OULn2…
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Alberto Stasi fu assolto in via definitiva dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico con sentenza della Corte di Cassazione del 16 gennaio 2014 (motivazioni depositate il 5 marzo), poiché la stessa Corte, ponendo l’accento sull’INSUSSISTENZA DELL’OGGETTO STESSO DEL REATO, aveva ESCLUSO che si potesse parlare di materiale pedopornografico con riferimento a “minuscoli frammenti di files, magari nemmeno coordinati e sequenziali e quindi assolutamente illeggibili ed inutilizzabili”, dato che il concetto di “materiale” pornografico minorile può riferissi solo a files che abbiano in concreto natura pedopornografica e siano, pertanto, visionabili. In sostanza, quei files nel computer di Alberto Stasi non solo non erano visionabili ma per la loro frammentarietà non erano neanche riconducibili a materiale pedopornografico. Per questo Stasi fu assolto perché IL FATTO NON SUSSISTE, ossia non sussisteva proprio la fattispecie di reato. CHIUNQUE, e sottolineo CHIUNQUE, insiste a sostenere che all’interno del computer di Stasi ci fosse materiale pedopornografico o materiale a sfondo sessuale di natura illecita ne risponderà in sede civile e/o penale e/o disciplinare qualora iscritto a un albo professionale. Ricordo che i tempi di prescrizione dell’azione civile sono cinque anni (i quali possono essere interrotti infinite volte) e quelli disciplinari tre anni. Il tempo c’è. Le occasioni per evitare di essere chiamati e rispondere di diffamazione aggravata, pure. #garlasco
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Intervista alla pg Francesca Nanni #IlGiornale #Zuncheddu #Garlasco
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#garlasco E pensare che quest'altro ex comandate fino a poco tempo fa veniva elogiato per certe sue dichiarazioni, dopo quanto emerso, direi, ogni cosa che pronunciano questi ex ufficiali mettono sempre di più i brividi, le norme che lui dice di aver rispettato sarebbero queste? A me non sembra, però continuare a dire che chi ha richiesto quei dati è una PARTE equivale, a mio avviso, a darsi una sonora zappata sui piedi, negare quei dati è stato negare il diritto di poter verificare ed eventualmente mettere in discussione le valutazioni a cui i RIS erano arrivati, ergo, negare il diritto di difesa e di un contraddittorio equo delle parti, tutto ciò ha portato solo ad avere una bilancia che ha sempre pesato di più dalla parte dell'accusa, non lasciando spazio di manovra alla difesa che ha potuto solo subire il peso di quelle omissioni e adombramenti vari, perchè il biondino dagli occhi di ghiaccio, che destava così curiosità da parte dell'allora comandate Garofano a tal punto da incaricare un'amica psicologa nel redarre quelle 13 paginette che non avevano e non hanno alcun significato e valore, era il colpevole prescelto e perfetto da far condannare su due binari paralleli, a livello mediatico, dandolo in pasto all'opinione pubblica come il mostro su cui si è potuto dire di tutto e a livello giudiziario grazie alle omissioni e alla condotta di inquirenti e di alcuni addetti dell'Autorità Giudiziaria che hanno permesso ad un assassino di rimanere in libertà e ad un innocente di restare in carcere per più di 10 anni. Caro Lago, mi raccomando, mantenga quel suo sorriso compiaciuto e quel savoire faire anche davanti ai procuratori quando la convocheranno per rispondere alle loro di domande, che quelle del giornalista sono state solo un delicato antipasto, cioè niente!
Allora, vediamo di fare chiarezza su alcune improvvide affermazioni, di recente, ascoltate. In uno Stato di diritto quale è (rectius: dovrebbe essere) il nostro, vige il principio di “trasparenza” dell’azione amministrativa, che in sede penale è specificato e integrato a livello costituzionale dagli articoli 24 (diritto di difesa) e 111 (giusto processo. In base a questo principio il cittadino ha diritto ad un procedimento e/o un processo “democratico”, nel senso che ha diritto di prendere consapevolezza di tutto ciò che ha riguardato l’iter procedimentale presupposto all’adozione di atti in grado di incidere sulla propria sfera giuridica. Questi fondamentali principi sono sanciti anche da norme sovranazionali. Quando la Pubblica Amministrazione o gli organi inquirenti occultano, omettono o non ostendono gli elementi su cui il provvedimento si è fondato (quali ad esempio i dati grezzi “raw data) all'interessato, si verifica una gravissima lesione dell'architettura costituzionale e dei trattati internazionali sui diritti umani. Nel caso specifico delle prove scientifiche e genetiche, il file grezzo costituisce la "scatola nera" inalterabile dell'accertamento. Non metterlo a disposizione viola una serie di principi giuridici fondamentali ordinati gerarchicamente. 1. I Principi Costituzionali Violati •Il Diritto di Difesa (Articolo 24 Costituzione): Viene leso nella sua componente tecnica più pura. Il difensore e i suoi consulenti non possono esercitare un controllo effettivo sull'attendibilità della prova se l'accusa fornisce solo il risultato finale "rielaborato". Per potersi difendere, la scienza privata deve poter verificare il processo della scienza pubblica partendo dagli stessi dati di partenza. •Il Giusto Processo e il Contraddittorio (Articolo 111 Costituzione): Il processo civile o penale deve svolgersi in condizioni di parità delle parti e davanti a un giudice terzo e imparziale. Se una parte (l'accusa) possiede l'intero patrimonio informativo e ne nasconde una porzione alla difesa (come i tracciati negativi del giorno successivo), il contraddittorio diventa asimmetrico e fittizio. •L'Obbligo di Ricerca delle Prove a Favore (Articolo 358 Codice di Procedura Penale): Il Pubblico Ministero e la Polizia Giudiziaria non hanno il ruolo di condannare a tutti i costi, ma di cercare la verità materiale. Hanno l'obbligo di svolgere accertamenti anche su elementi a favore della persona sottoposta alle indagini. Omettere file grezzi che smentiscono o indeboliscono la tesi d'accusa rappresenta una violazione diretta di questo dovere istituzionale. 2. I Principi Internazionali Violati •Diritto a un Equo Processo (Articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo - CEDU): La Corte EDU ha stabilito in innumerevoli sentenze che le autorità giudiziarie hanno il dovere di divulgare alla difesa tutte le prove materiali in loro possesso, sia a carico che a discarico. La mancata ostensione dei dati grezzi configura una violazione del principio della "parità delle armi" (equality of arms). 3. I Principi Amministrativi Violati (se applicati agli organi tecnici) Sebbene i laboratori (come i RIS o i consulenti tecnici) operino all'interno di un'indagine penale, essi restano strutture della Pubblica Amministrazione. La mancata ostensione viola: •Il Principio di Imparzialità e Buon Andamento, anche nel suo corollario di Trasparenza (Articolo 97 Costituzione): l'attività peritale dello Stato deve essere oggettiva. Selezionare arbitrariamente i dati da inserire in una relazione finale compromette la neutralità dell'azione pubblica. •Il Principio di Trasparenza e Ostensibilità degli Atti: La trasparenza amministrativa e la disponibilità digitale dei dati servono a impedire l'arbitrio del potere pubblico contro il cittadino. Mi vergogno per loro. #Garlasco
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#garlasco Adesso si vuole giustificare il perchè Sempio possedesse quei libri sui serial killer e sullo st*pro con il fatto che in quel periodo era istruttore di krav maga e doveva organizzare corsi di difesa personale con l'istruttrice, che per privacy non si può fare il nooooome! Ma in tribunale qualcosa da dire se la lasceranno o si sono già giocati tutte le carte in TV? Comunque questo cozza con ciò che dice nei video Sempio, spiace Taccia, oltre ad offendere la nostra di intelligenza è una COLOSSALE ed INACCETTABILE OFFESA a questa dolorosa e delicata vicenda che merita solo rispetto e che se ne appuri la VERITÀ per far avere giustizia ad una ragazza che è stata brutalmente uccisa, dove sulle/sotto cui unghie c'è l'aplotipo Y della linea patrilineare di Andrea Sempio, un'impronta 33 sul muro della scala che conduce in cantina dove il corpo è stato lasciato e dove l'assassino si è poggiato per osservarlo, le telefonate e la mancanza di alibi con tentativi goffi da parte dello stesso Sempio, come anche dei genitori, di giustificare dove fosse quel 13 agosto 2007 e collocarlo il più possibile lontano da quella scena del crimine, senza contare tutto il prodigarsi nel 2017 per farlo uscire da quella che sarebbe dovuta essere l'indagine come la stanno svolgendo da due anni a questa parte la NUOVA Procura di Pavia ma che invece si è risolta in 21 secondi con indagini durate neanche 3 mesi e intercettazioni che misteriosamente o risultavano incomprensibili o non interessanti e dove imita anche la voce di Chiara, oltre che parla di dettagli di quel video intimo di Chiara ed Alberto che continua a negare di aver visto, ma la cosa che fa più senso è che in tutto ciò ritroviamo gli avvocati della parte civile che avevano tutto l'interesse di appurare qualsiasi coinvolgimento o al massimo l'estraneità dello stesso Sempio ed invece hanno fatto tutto ciò che non avrebbero dovuto fare, essere in contatto con la famiglia dell'indagato e tutto ciò che è emerso dalla SIT della PEZZINO, come anche dalle intercettazioni dei Sempio e tutto ciò che è riportato nell'informativa dei carabinieri di Milano Moscova, e già sapere questo ha fatto SCALPORE di per sé. Secondo me un'avvocato che abbia delle avvisaglie o comunque dei dubbi sulla estraneità del proprio cliente dovrebbe consigliarlo meglio, tipo dire tutto ciò che sa e difenderlo meglio che può per fargli al massimo ottenere qualche anno in meno di carcere, non tentare di nascondere la polvere sotto al tappeto, come sforzarsi di dipingerlo come un santo, la strategia vale fino ad un certo punto poi è la coerenza e la presa di coscienza che dovrebbe farla da padrone per mettere la parola FINE ma quella VERA a questa tragedia, non di COMODO con il solo scopo di scagionare il proprio assistito. Ben venga quindi la volontà di chiarire ogni cosa in un contraddittorio di fronte ad un giudice terzo ed imparziale, ma allora perchè vi state prodigando così tanto per congelare il procedimento in attesa della revisione di Stasi? Forse dovreste prima di tutto mettervi d'accordo fra voi avvocati della stessa difesa su cosa volete o non volete prima di apparire in TV e rilasciare l'ennesima dichiarazione che a distanza di poche ore poi viene sovvertita da un'altra. Che tristezza!
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𝐃𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐛𝐚𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨: 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐝𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. C’è una domanda che, quando si parla di giustizia, dovrebbe valere per tutti: con quale metro giudichiamo gli altri? È una domanda particolarmente interessante quando si osserva il modo in cui @GloriaGiacosa si è costruita una presenza pubblica e, soprattutto, il modo in cui oggi interviene sul caso Garlasco. Non siamo qui per riscrivere una vicenda personale che ha avuto un esito giudiziario favorevole alla diretta interessata. Né per trasformare un’assoluzione in un elemento di sospetto. Sarebbe un’operazione scorretta, esattamente come lo sarebbe utilizzare un’accusa non dimostrata per screditare qualcuno. Ma proprio perché il garantismo dovrebbe essere un principio e non un abito da indossare soltanto quando conviene, vale la pena mettere a confronto alcune dichiarazioni pubbliche di Giacosa con il suo attuale modo di commentare una vicenda giudiziaria. E il materiale, almeno su questo punto, offre diversi spunti. 𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 Nel dicembre 2015 La Stampa raccontava la vicenda giudiziaria di Gloria Giacosa, riferendo che era stata prosciolta in appello dall’accusa di stalking nei confronti dell’ex compagno. È un dato che va riportato integralmente: Giacosa è stata prosciolta. Non esiste alcuna ragione per rimettere in discussione quell’esito. Negli anni successivi, tuttavia, è stata lei stessa a raccontare pubblicamente quella vicenda, offrendo una propria interpretazione dei fatti. In un’intervista del 2019 dichiarava di essere stata accusata, processata e assolta. Descriveva quanto accaduto come una vicenda caratterizzata, a suo giudizio, più da rivalse personali e vendette che da autentici episodi di stalking. Definiva i messaggi alla base della vicenda «anche abbastanza puerili». Fin qui il racconto personale di una donna che ha ritenuto di essere stata vittima di un’ingiustizia. Ma nell’intervista andava oltre. Parlava di tribunali pieni di denunce e molestie che, a suo avviso, sottrarrebbero tempo ed energie ai magistrati. Arrivava a ipotizzare che, nei casi più gravi, fosse necessario sottoporre a perizie psichiatriche tanto la presunta vittima quanto il presunto persecutore, contemplando persino la possibilità che una presunta vittima fosse «semplicemente mitomane». Nel 2017 aveva già sostenuto la necessità di distinguere le vere molestie dalle ripicche personali, dichiarandosi contraria ai processi mediatici. Sono opinioni che una persona ha pieno diritto di esprimere. Ma sono anche dichiarazioni che meritano di essere ricordate quando quella stessa persona si mette a commentare pubblicamente un caso giudiziario. C’è infatti una differenza enorme tra raccontare la propria esperienza e attribuire responsabilità, intenzioni o caratteristiche personali a persone coinvolte in una vicenda giudiziaria. Il garantismo non può dipendere dalla simpatia che proviamo per l’indagato, dalla nostra convinzione personale o dalla tesi che preferiamo. 𝐋𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 Nella stessa intervista Giacosa sosteneva che, in determinate circostanze, anche due messaggi potessero configurare stalking. Su questo punto occorre precisione. L’articolo 612-bis del codice penale non stabilisce che due messaggi siano automaticamente sufficienti a integrare il reato. Richiede condotte reiterate e uno degli eventi previsti dalla norma: un perdurante e grave stato di ansia o paura, un fondato timore per l’incolumità oppure un’alterazione delle abitudini di vita. La giurisprudenza ha effettivamente riconosciuto che anche un numero limitato di condotte può essere sufficiente, se ricorrono gli altri elementi richiesti. La differenza non è secondaria. Ridurre la questione al conteggio dei messaggi significa semplificare una fattispecie giuridica che richiede una valutazione complessiva delle condotte e dei loro effetti. Ecco perché, quando si parla di giustizia, la precisione non è un optional. 𝐈𝐥 𝐜𝐮𝐫𝐫𝐢𝐜𝐮𝐥𝐮𝐦 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 Un altro aspetto merita attenzione: il percorso professionale che Giacosa ha raccontato pubblicamente. Nelle interviste si è presentata come laureata in marketing, responsabile commerciale, consulente aziendale, fotomodella e presentatrice. Ha inoltre raccontato esperienze e collaborazioni televisive con RTL, Rai Sport, Telelombardia, Le Iene e altre emittenti. Non c’è nulla di disdicevole in un percorso professionale articolato e in esperienze maturate in ambiti differenti. Ma bisogna distinguere. Essere ospite di una trasmissione, collaborare a un programma, svolgere attività commerciale, essere presentatrice e assumere responsabilità giornalistiche sono ruoli differenti. La questione non è il prestigio dei nomi citati in un’intervista. La questione è capire quali fossero gli incarichi, quali responsabilità comportassero e quale fosse il contributo effettivo prestato. Non abbiamo motivo di dichiarare false le esperienze raccontate da Giacosa. Abbiamo invece motivo di chiedere che siano presentate con la necessaria precisione, soprattutto quando si entra nel terreno dell’informazione giudiziaria. 𝐆𝐚𝐫𝐥𝐚𝐬𝐜𝐨: 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚 𝐈𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐞 𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐚𝐩𝐫𝐢𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢 Ed eccoci al punto più delicato. Tra gli ultimi interventi di Gloria Giacosa sul caso Garlasco, uno degli aspetti più significativi riguarda le fotografie contenute nella cartella denominata «Militare» presente nel computer di Alberto Stasi. Giacosa si accoda alle dichiarazioni e alla narrazione portata avanti dalla giornalista Chiara Ingrosso, rilanciando il giudizio sulle immagini e contribuendo ad alimentare una rappresentazione fortemente stigmatizzante di Alberto Stasi. Non stiamo discutendo della legittimità di raccontare il materiale informatico acquisito agli atti. Stiamo discutendo del modo in cui lo si racconta e, soprattutto, delle conclusioni che si pretende di ricavarne. Le immagini sono state definite «raccapriccianti» anche dal generale Luciano Garofano, che ha dichiarato di averle visionate attraverso il lavoro dei consulenti della famiglia Poggi. Una valutazione che ha alimentato il dibattito televisivo e mediatico. Ma una cosa è descrivere il contenuto di determinati file, un’altra è trasformare il disgusto personale in una conclusione sulla personalità di un individuo o, peggio ancora, in una spiegazione del movente di un omicidio. La cartella conteneva materiale pornografico, ma la sua esistenza non autorizza automaticamente qualsiasi interpretazione. Le motivazioni della condanna hanno preso in considerazione quei contenuti, mentre il movente dell’omicidio non è stato individuato in via definitiva. E allora la domanda rivolta a Giacosa è semplice: perché riproporre con tanta sicurezza una narrazione che meriterebbe invece una contestualizzazione rigorosa? Perché non distinguere tra ciò che è documentato, ciò che è stato sostenuto dai consulenti di parte e ciò che rimane un’interpretazione? C’è poi un’altra questione. Il fatto che Chiara Ingrosso abbia proposto una determinata lettura di quelle immagini non esonera chi la rilancia dalla responsabilità di verificarne il contenuto, il contesto e la reale rilevanza giudiziaria. Accodarsi a una narrazione non significa averla verificata. E il pubblico ha diritto di sapere se sta ascoltando una ricostruzione documentale oppure una valutazione personale. 𝐈𝐥 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐚𝐠𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐬𝐢? C’è una contraddizione che merita di essere affrontata. Giacosa ha raccontato pubblicamente una propria vicenda giudiziaria, rivendicando il diritto alla prudenza, alla distinzione tra accuse e responsabilità e alla condanna dei processi mediatici. Sono principi condivisibili. Ma dovrebbero valere anche quando il protagonista è Alberto Stasi. Non si può invocare il garantismo per sé e accettare che, per qualcun altro, il dibattito si trasformi in una continua delegittimazione personale. Stasi è stato condannato in via definitiva. Questo è un fatto che nessuno può cancellare. Ma una condanna definitiva non rende automaticamente giornalisticamente corretto qualsiasi commento sulla sua intimità, né trasforma ogni elemento della sua vita privata in una prova del movente. La giustizia ha già espresso il proprio giudizio sulla responsabilità penale. Il dibattito pubblico dovrebbe avere almeno la decenza di non confondere continuamente la sentenza con il giudizio morale sulla persona. 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧’𝐨𝐩𝐢𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐄̀ 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 Nessuno pretende che chi interviene sul caso Garlasco sia neutrale. La neutralità assoluta non esiste e ciascuno ha diritto di esprimere una propria convinzione. Ma esiste una differenza tra avere una posizione e fare informazione. Un’opinione può essere tagliente, provocatoria, persino scomoda. Una ricostruzione giornalistica, invece, deve essere verificabile. Deve distinguere ciò che emerge dagli atti da ciò che viene sostenuto da una parte processuale. Deve attribuire correttamente le dichiarazioni. Deve contestualizzare le perizie. Deve correggere gli errori quando vengono individuati. E soprattutto deve evitare che il pubblico scambi una supposizione per un fatto accertato. Il caso Garlasco è già stato attraversato da anni di ricostruzioni contrapposte, interpretazioni e processi paralleli celebrati davanti alle telecamere e sui social. Non ha bisogno di altri verdetti pronunciati sulla base di un’impressione. 𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞: 𝐢𝐥 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐯𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢? Arriviamo così al punto che attraversa tutta questa vicenda. Quando Gloria Giacosa raccontava la propria esperienza giudiziaria, chiedeva di distinguere le accuse dalle responsabilità, le vere persecuzioni dalle ripicche personali e la giustizia dai processi mediatici. Sono principi condivisibili. Ma proprio per questo è legittimo chiederle se ritenga che debbano essere applicati anche agli altri. Ad Alberto Stasi. Ai suoi familiari. A chiunque venga coinvolto in una vicenda giudiziaria. Non esiste un garantismo riservato alla propria storia personale e un altro, molto più disinvolto, da applicare alle storie altrui. Non esiste un diritto alla prudenza quando si è protagonisti e una licenza di insinuare quando si commentano gli altri. E non esiste una patente di credibilità che si acquisisce semplicemente frequentando trasmissioni televisive o intervenendo quotidianamente sui social. La credibilità si costruisce con le verifiche, con le fonti, con la capacità di correggersi e con il rispetto dei fatti, soprattutto quando questi contraddicono le proprie convinzioni. 𝐄 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐢𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨. 𝐎 𝐟𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐧𝐨. Dopo la live di Chiara Ingrosso, Gloria Giacosa interviene con una precisazione destinata, nelle sue intenzioni, a chiarire la questione: «Nessuno giudica la SESSUALITÀ di nessuno. Ma Chiara aveva una relazione con Stasi. Non con Sempio. Nella cartella militare ci sono anche uomini nudi. Pelosi». Una precisazione davvero singolare. Nessuno giudica la sessualità di nessuno, ci viene spiegato. Ma subito dopo si sente la necessità di sottolineare chi avesse una relazione con chi e di aggiungere, quasi fosse un elemento decisivo, che nella cartella ci sarebbero anche uomini nudi. Pelosi. E quindi? Quale sarebbe esattamente la conclusione giornalistica? La sessualità di una persona non diventa più o meno giudicabile a seconda di chi frequentava sentimentalmente. E la presenza di uomini nudi, di immagini pornografiche o di uomini pelosi non trasforma automaticamente una cartella informatica nella spiegazione di un omicidio. A questo punto manca soltanto una perizia estetica sui peli, magari con tanto di consulente tecnico incaricato di stabilire quale grado di nudità meriti maggiore indignazione. Battute a parte, il problema resta serio: se si vuole fare informazione, si contestualizzano i documenti, si spiegano le loro eventuali implicazioni e si distingue ciò che è provato da ciò che è soltanto una valutazione personale. Perché tra giornalismo giudiziario e commento da spogliatoio la differenza dovrebbe essere abbastanza evidente. Anche senza bisogno di una cartella chiamata «Militare» per ricordarcelo. E a Gloria Giacosa resta una domanda, forse la più importante di tutte: il garantismo che ha giustamente rivendicato per la propria storia vale anche quando si parla di Alberto Stasi? Perché il garantismo non è una posa. E l’informazione non è una gara a chi pronuncia il giudizio più rumoroso. 𝐋𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐟𝐨𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞. 𝐄 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐥𝐚𝐦𝐚: 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚. #Garlasco #GloriaGiacosa #ChiaraIngrosso #AlbertoStasi © 2026 𝘊𝘩𝘳𝘪𝘴𝘵𝘪𝘢𝘯 𝘉𝘦𝘳𝘯𝘢𝘳𝘥𝘪𝘯𝘦𝘭𝘭𝘪 - 𝘛𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘪 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘦𝘳𝘷𝘢𝘵𝘪. 𝘛𝘦𝘴𝘵𝘰, 𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘪𝘯𝘪, 𝘨𝘳𝘢𝘧𝘪𝘤𝘩𝘦, 𝘈𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘢 𝘤𝘰𝘱𝘺𝘳𝘪𝘨𝘩𝘵. 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