Giornalista. Dirigo @capitalist_it, scrivo per @blogsicilia. Racconto l'AI, il mestiere e qualche storia mia. Il Cruscotto ↓ Interista: @piazzainter_it

Palermo
Joined May 2007
Nel 1967 Italo Calvino gira l'Italia con una conferenza dal titolo curioso: "Cibernetica e fantasmi". Dentro c'è un'idea che oggi ci suona familiare. Calvino immagina una "macchina scrivente", capace di combinare gli elementi di un racconto e di produrre letteratura. E non la descrive come una minaccia. La usa per capire meglio cosa fa davvero uno scrittore, che secondo lui, quando lavora bene, combina anche lui. Non si fermò alla teoria. Con "Il castello dei destini incrociati" fece nascere le storie dalla combinazione delle carte dei tarocchi: un metodo, quasi un procedimento, applicato al racconto. Calvino però aggiunge un punto decisivo. Alla macchina serve un io, con le sue emozioni e il suo tempo, perché l'opera prenda vita. E il testo vive solo quando qualcuno lo legge. È quello che vedo ogni giorno lavorando con l'#AI. La macchina combina, propone, accelera. Il contesto, il giudizio e la responsabilità di quello che pubblichiamo restano nostri. Non è una gara: è un lavoro a quattro mani che Calvino aveva immaginato quasi sessant'anni fa. Lo spunto me l'ha dato una conversazione, su LinkedIn, con Paolo Tedeschi sulle "Lezioni americane". Ci sono post che finiscono nei commenti e commenti che meritano un post. Secondo voi quale scrittore è stato un precursore dell'AI?
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🎂 Buon compleanno, mister! Cristian Chivu compie 46 anni da capolista, e il regalo è arrivato con un giorno d'anticipo: la rimonta al 97' sulla Fiorentina 🖤💙 Lasciagli gli auguri qui sotto 👇 #Inter #ForzaInter #Chivu #BuonCompleanno #AmalaInter #PiazzaInter
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Perché sono un fan dell’intelligenza artificiale. L’ho capito poco dopo l’arrivo di #ChatGPT. Me lo mostrò per la prima volta un amico ed editore, Biagio Semilia, e si accese una lampadina. Oggi sono molto più produttivo dove conta: cercare la notizia, trovare l’idea, scrivere. Impaginazione, SEO, caption, hashtag, tag: i tempi tecnici li ho ridotti al minimo. A chi ne ha paura rispondo così: è uno strumento. Non sostituirà mai il giornalista vero, quello che ha come obiettivo raccontare i fatti. Lo aiuta a togliere di mezzo tutto il resto. E un sogno ce l’ho: che in Sicilia l’AI ci aiuti a cercare e confrontare documenti, a fare data journalism sul serio. Io e l’AI facciamo tante cose. Sempre su mia direttiva.
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Cinque modelli di AI, 36.300 profili di elettori giapponesi. A chi era di sinistra hanno consigliato quasi sempre il Partito comunista. Il motivo: il suo giornale è aperto ai crawler, i grandi quotidiani li bloccano. Un editore che si chiude all'AI lascia la parola agli altri.
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I love X’s Creator Rewards program. Paying people for original content is the right idea, and I’d like to see it work everywhere. But there’s something worth discussing. The thresholds are the same for everyone: 500 verified followers and 5M impressions... sorry, 500K verified impressions in 90 days. That sounds fair. In practice, it isn’t the same race for everyone. If you write in English, you’re talking to the largest pool of verified users on the platform. If you write in Italian, Polish, Greek or Portuguese, that pool is much smaller. Same effort, same quality, very different math. The result? Many great non-English creators face a choice: switch language or stay out of the program. Notice that I’m writing this in English. That’s part of the point. A simple idea: scale the thresholds by language or market. Not lower standards, just proportional ones. X would reward the best local voices and keep them writing in their own language, which makes the platform richer for everyone. Non-English creators: is it the same for you?
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Prima del blog c’era la chat. Come tanti, all’inizio degli anni Duemila passavo le serate su C6. Il mio nickname era Ortis81. Facile da decifrare: 81 è il mio anno di nascita. Ortis viene da “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo, uno dei miei libri preferiti di sempre. Al liceo classico mi aveva conquistato. Un ragazzo che scrive lettere per dire quello che sente, senza filtri: a vent’anni mi sembrava il modo giusto di stare al mondo. Infatti, poi ho passato la vita a scrivere. A ripensarci oggi, è curioso. Per presentarmi agli sconosciuti di una chat avevo scelto il protagonista di un romanzo epistolare dell’Ottocento. In fondo era già un piccolo manifesto. Voi come vi chiamavate in chat?
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L'interismo è una filosofia di vita.
🗣️ «Le gare durano novanta minuti e non voglio vedere gente che si piange addosso». Chivu dopo la rimonta sulla Fiorentina: sotto al 65', 2-1 al 97'. Diciotto partite senza perdere. Mentalità giusta? 👇 #Inter #ForzaInter #Chivu #InterFiorentina #SerieA #PiazzaInter
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#AI translations are almost always fluent now. That’s exactly the risk. A well-translated quote can say something slightly different from what was actually said. Nobody notices, because it sounds perfect. So I check every quote against the original, line by line. Everything else, I’m happy to let AI handle.
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Nel 2003 ho 22 anni e apro il mio primo #blog. Sta su Tiscali e si chiama L’Amico di Sofia. Il nome è un gioco. Filosofia vuol dire amore per la sapienza, che in greco è sophia. Al liceo classico mi sono innamorato di quella materia e me la porto dietro anche lì. Di filosofia, però, sul blog non ce n’è. Ci sono le cose che mi capitano, raccontate. E i commenti su quello che succede intorno a me. Perché lo apro? Perché scrivere, ricordare e condividere mi piace da sempre. E, diciamolo, perché in ognuno di noi c’è un po’ di ego che vuole essere letto. Post dopo post, il blog diventa una palestra. Il mio stile nasce lì, un link alla volta. Quando sbaglio, i commenti me lo fanno notare. Senza troppi complimenti. Eppure è un altro internet. Si commenta quello che hai scritto, non chi sei. Le critiche sono dure, ma restano sul pezzo. Nessuno cerca l’errore per costruirci sopra una gogna. Il motivo è semplice: chi commenta ha quasi sempre un blog anche lui. Oggi io leggo te, domani tu leggi me. La blogosfera è una rete di persone che scrivono e si leggono a vicenda, da pari a pari. Sui social quel rapporto si è perso. Oggi si può commentare tutto senza aver mai scritto niente. Di quel blog mi è rimasta una cosa che uso ancora adesso: si scrive per qualcuno che ti risponde. E quella risposta ti migliora, se la ascolti. Voi avevate un blog? Come si chiamava?
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Nel 2007 ero a #Lampedusa. Mio padre faceva il panettiere nel panificio di Salvatore e io ero lì con lui a dare una mano. In quel periodo ho fatto il commesso, l’aiuto pasticcere e l’aiuto panettiere. Esperto di nessuno dei tre. Ho imparato quello che serviva. Ma lì ho capito anche una cosa di me: ero più portato per i lavori di testa che per quelli di mani. Con Salvatore nacque un’amicizia. In foto siamo noi due prima di una memorabile partita a calcetto, nel campo gestito da un ex del #Palermo, Cristian La Grotteria. È stata l’ultima volta in vita mia che ho giocato a calcetto. Ogni tanto andavo in fondo a via Roma, in un’edicola gestita da due sorelle. Lì c’era la connessione a internet, a pagamento e pure cara. Mi collegavo per leggere le mail e aggiornare il mio blog. Di Lampedusa mi sono innamorato. Soprattutto della sua parte selvaggia, delle spiagge di sabbia pulita, del mare cristallino... 'Piccolo dettaglio': non so nuotare. Un giorno ho rischiato di finire sott’acqua, e a tirarmi fuori è stata Viviana, la sorella di Salvatore. Non l’ho mai dimenticato. Nel 2008 mio padre si è trasferito a #Sciacca per lavoro. Lì ho aperto un blog sulla città e da lì è cominciata un’altra storia. Eppure, se potessi, a Lampedusa ci tornerei domani, per farla conoscere a mia moglie. Uno che non sa nuotare innamorato di una piccola isola. Sembra un paradosso, ma non lo è. In fondo sono palermitano, sono siciliano. E voi, c’è un posto che vi ha rubato il cuore e in cui vorreste tornare?
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Dreams change. As a kid I dreamed of becoming a great footballer. Now I dream of unlimited #Claude and #Grok. For life. For free. No weekly limits. No “you’ve reached your usage cap”. No surprises on the bill. I know, it’s a very adult dream. At least it’s a productive one 😄 @grok @claudeai what’s your dream?
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⚫🔵 L’#Inter rimonta di nuovo. E ormai non è più un caso. Sotto 0-1 al 65' con il gol di Jiménez, l’Inter ribalta la #Fiorentina nel recupero: Thuram al 91', Zieliński su rigore al 97'. Impossibile non pensare a quell’Inter-Sampdoria 3-2, ribaltata da 0-2 negli ultimi minuti. Primo tempo prudente, quasi a non voler sbagliare niente. Poi De Gea a dire di no più volte e un rigore evidente su #Thuram non concesso al 67'. Se fosse finita diversamente, la rabbia sarebbe stata tanta. Invece arrivano tre punti, l’aggancio alla #Lazio in vetta e 7 vittorie su 8. I migliori: #Thuram, che si è caricato la squadra sulle spalle senza Lautaro. #CarlosAugusto, con una “doppietta” di traverse. E chi è entrato dalla panchina ha cambiato la partita. Mercoledì c’è il Venezia, poi sabato il derby. Forza Inter! 💪 Voi chi mettete tra i migliori in campo?
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Voti #Inter ⤵️ Provedel: 5 Bisseck: 6- Akanji: 6.5 Bastoni: 6.5 Diouf: 5.5 Barella: 6- Cahlanoglu: 5.5 Mkhitaryan: 6.5 Carlos Augusto: 7 Pio Esposito: 5 Thuram: 8.5 Sostituti: Bonny: 7 Dimarco: 6+ Zielinski: 7 Sucic: 7 Lavelli: 6+ #Inter
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"Moriremo, noi tutti, guardando una partita dell'#Inter". Cit. @IStalinisti
⚫🔵 PAZZESCO A SAN SIRO L’Inter sotto 0-1 fino al 90', poi Thuram pareggia e Zieliński la vince su rigore al settimo minuto di recupero. Due traverse, sette parate di De Gea, un rigore non concesso al 67'. Alla fine la spuntano i nerazzurri. Cronaca e tabellino 👇 #InterFiorentina #Inter #PiazzaInter piazzainter.it/inter-fiorent…
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⚫🔵 IL PRIMO TEMPO IN UN DATO Inter 9 tiri, Fiorentina 4. Nello specchio: 4 a 0. Corner: 3 a 0. xG 0.56 contro 0.09. Risultato: 0-0. Il motivo si chiama David de Gea, decisivo su Pio Esposito e due volte su Thuram. Mi auguro un secondo tempo con ancora maggiore energia in avanti. Finirà come con gli ucraini? Vittoria di misura? #InterFiorentina #Inter #ForzaInter @piazzainter_it
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Anch’io, al liceo, ho occupato la scuola. Era il Liceo classico Umberto I, a #Palermo, a fine anni Novanta. Si protestava contro la riforma Berlinguer. Io ero in netta minoranza, nella mia classe e nella scuola: la pensavo diversamente dalla maggior parte degli occupanti. Ma quella protesta la sentivo mia e la presi sul serio. Così sul serio che in quella scuola occupata ci stavo ogni giorno. Troppo facile occupare e poi tornare a casa, lasciando che il lavoro lo facciano gli altri. L’occupazione durò più di un mese e io ci dormivo pure: sui banchi in classe o sul materassino del salto in alto in palestra. Ci fu anche qualche momento di tensione, e una sera finii nel mirino anch’io, quasi per paradosso. Ma una cosa la ricordo con precisione: non rompemmo niente. Neanche un vetro per sbaglio. Era, comunque, un’occupazione illegale, lo so. Impediva ai professori di entrare e agli studenti che volevano fare lezione di farla. I primi giorni qualcuno provò a entrare. Poi, naturalmente, quasi tutti si presero un anticipo di vacanze di Natale. Ci ripenso in questi giorni, guardando le vetrine rotte di Milano e di Torino. Si può protestare, anche duramente, anche sbagliando qualcosa. Ma si può farlo senza distruggere quello che appartiene agli altri. Voi avete mai occupato la scuola? Com’è andata?
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I asked #Grok for the most beautiful villages in #Sicily. 3 searches. 3 sources. The first one it opened was an article I had optimized for #AI search, ahead of Elle Decor. 14 seconds, start to finish. It worked better than I hoped. It also paid exactly zero. That’s the real question for small publishers now: #AI finds us. Who pays us?
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Al liceo classico c’è stata un’altra lezione che non ho dimenticato. Storia dell’arte, professoressa Nasta. Si parlava di Leonardo da Vinci. In quegli anni leggevo Freud, tutto quello che trovavo. Pensavo di studiare psicologia all’università (poi la vita ha deciso diversamente). Avevo appena finito Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci, il saggio in cui Freud prova a leggere il pittore con gli strumenti della psicoanalisi. Così alzai la mano e raccontai la sua interpretazione della Sant’Anna con la Madonna e il Bambino: nella veste della Vergine si nasconderebbe la sagoma di un avvoltoio. E da lì un’intera teoria sull’infanzia di Leonardo. La professoressa mi diede 9. Lo stesso voto dell’interrogazione su Werther e Jacopo Ortis, di cui ho scritto di recente. Anche quella volta non stavo ripetendo una lezione ma raccontando una passione. Molti anni dopo ho scoperto il resto della storia. Nel ricordo d’infanzia annotato da Leonardo l’uccello era un nibbio. Nella traduzione tedesca letta da Freud diventò un avvoltoio. E su quella parola sbagliata si costruì un’interpretazione intera. Allora quella lezione mi aveva insegnato che l’apparenza non è mai l’essere e che dietro un’opera c’è sempre qualcosa da scoprire. Oggi aggiungo l’altra metà: prima di interpretare, controlla la fonte. Che poi è il mio mestiere. Vi è mai capitato di vedere in un quadro qualcosa che gli altri non vedevano?
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