Alessandro Menini retweeted
Fa ridere perché ci sono pure gli agricoltori a manifestare. Forse dovresti fare il buon esempio e tornare a lavorare o trovarti un hobby che ti faccia avere contatto con la realtà.
Razor riesci sempre a superarti nel dire stronzate, complimenti
Alessandro Menini retweeted
Voglio fare un confronto tra due paesi che conosco bene.
Da un lato l'Italia, dove sono nato e cresciuto, e dove sono stato giovane tra borse di studio, co.co.pro. e offerte di lavoro in nero, fino ai 27 anni. Un'Italia che frequento ancora perché lì vivono i miei genitori e lì opera una società di cui sono socio.
Dall'altro la Svizzera, dove ho iniziato la mia carriera accademica prima della parentesi in Olanda e a Cipro, e dove poi sono tornato, ho fondato un paio di società e sono diventato cittadino.
In Italia si parla continuamente di giovani, del loro futuro, della necessità di sostenerli. Il verbo chiave è "parlare", ed è così da sempre, da prima che fossi io il giovane. E così si inventano bonus su bonus, incentivi e sussidi temporanei e distorsivi, mentre i problemi strutturali restano largamente irrisolti.
Ecco, in Svizzera l'approccio è molto diverso, perché a 18 anni sei un adulto per tutti, anche per il fisco, anche per i tuoi genitori.
E così devi presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi e del patrimonio (udite udite, c'è la patrimoniale), che tu lavori, studi, sia disoccupato o non guadagni un franco. Del resto, magari hai una bici elettrica, magari una macchina...
Esistono chiaramente alcune eccezioni, come per chi è soggetto all'imposta alla fonte (essenzialmente gli immigrati fino al permesso B), e i coniugi presentano una dichiarazione congiunta (ma cambierà presto, dopo un recente referendum).
Tuttavia il principio è chiaro: non avere un reddito non significa essere esonerati dai propri obblighi fiscali. Non si può comparire davanti allo Stato solo per chiedere l'assegno sociale da vecchi, magari dopo una vita di lavori in nero e ISEE poco trasparenti.
C'è poi l'AVS, non il partito italiano, ma l'Assicurazione per la Vecchiaia e per i Superstiti, il primo pilastro del sistema pensionistico svizzero, finanziato attraverso i contributi delle generazioni attive.
Se lavori, inizi a contribuire dal 1° gennaio dell'anno in cui compi 18 anni. Se non lavori, l'obbligo scatta dal 1° gennaio successivo ai 20 anni, anche se sei studente. Esatto: anche se sei studente!
Il contributo minimo nel 2026 è di 530 franchi annui. Sono previste eccezioni, per esempio per chi non lavora ma ha un coniuge che versa almeno il doppio del contributo minimo. Non basta, invece, che a contribuire siano i genitori o altri.
Ma attenzione, perché la Svizzera non si limita a chiedere responsabilità, ma offre anche opportunità concrete, che vanno oltre gli stipendi decenti.
Abbiamo un sistema di formazione professionale duale molto efficace, che coinvolge circa due terzi dei giovani, con apprendistati retribuiti fin dai 15 anni, e uno stretto collegamento tra scuola, università e imprese. Percorsi che permettono di entrare presto nel mondo del lavoro e guadagnare senza precludere gli studi universitari, grazie alla maturità professionale e alle "passerelle".
E ci sono infinite opportunità di formazione continua, di carriera e di autonomia economica, che accompagnano ogni svizzero fino alla pensione e oltre.
Naturalmente la Svizzera non è un paradiso, e anche qui esistono disuguaglianze e difficoltà, anche se minori e non autodichiarate, ma trovo interessante la differenza di filosofia.
In Svizzera ai giovani si chiedono responsabilità, cercando al tempo stesso di dare loro gli strumenti per diventare indipendenti, emanciparsi dalla famiglia e non dipendere dalla pensione della nonna.
In Italia si preferisce troppo spesso distribuire qualche bonus e trasferire fondi alle pensioni come succedaneo dello stato sociale, senza modificare le condizioni che rendono difficile quell'indipendenza.
E tutto questo senza contare che nella Penisola la soglia anagrafica della giovinezza continua a spostarsi in avanti, di pari passo con la frustrazione di chi ci resta intrappolato. In Italia sarei appena maggiorenne, a sentire governo e parti sociali.
Forse dovremmo cominciare a capire che prendere sul serio i giovani non significa trattarli come eterni destinatari di aiuti, ma come adulti ai quali offrire opportunità e chiedere responsabilità allo stesso tempo.
Che è poi quello che, in modo forse disordinato, stanno cominciando a chiedere. O almeno spero.
Alessandro Menini retweeted
Uno degli insondabili misteri dell’universo e che ci siano quasi 18000 persone che leggono le sciocchezze che scrive @Scacciavillani.
Alessandro Menini retweeted
Replying to @Scacciavillani
Badate che questa in foto è Francesca Crupi, la PM che ha disposto il fermo di Siher. Non è la GIP Landoni
Col cazzo, Elon.
Rimaniamo qui per i "calabresi in camera" e i "Luca Catone".
Se c'entrasse il QI...
Ho trovato il regalo di Natale per Fatello!
Sulla Yaris ci starà da favola!
@SignorErnesto
Crosettismo, noto utente arguto. Sapendo che non otterremo mai l'autonomia, aizza i diversamente veneti a prenderci a pedate.
Preparate un referendum per l'uscita del Veneto dall'Italia, grazie.
Sapevo che il buon Ric (che mi ha bloccato da un bel po') avesse molti nemici.
Ma alcune risposte sono la quintessenza del peggior analfabetismo funzionale.
Dobbiamo fallire male.
Mi sento in una strana situazione.
Mi tocca dover dire che Puglisi ha ragione e che in parecchi non hanno capito che i professori a contratto non possono utilizzare il titolo di "professore".
Ho sputato un polmone!🤣
Alessandro Menini retweeted
La gente “né di destra né di sinistra” quando vince un candidato di sinistra
Alessandro Menini retweeted
Raga hanno arrestato Karim Musa aveva chat dove non rispondeva a Dario Moccia che casino ma che casino
Alessandro Menini retweeted
Com’era prevedibile. I serbi sono prevedibili quanto i russi.
Party that won Serbia’s election will not impose sanctions on Russia
Jovo Bakić, a representative of the Student List movement, said Serbia would not join sanctions against Russia or give up Russian gas, despite demands from the European Commission.
“We respect Russia both as a great power and as a historically important partner for us — and, in many cases, as a protector. Nothing will change on this issue. The sanctions that little Serbia could impose on Russia would change nothing, but symbolically, they would be very damaging,” Bakić said.
Earlier, former Serbian President Aleksandar Vučić said the party would impose sanctions on Russia “in March or April” next year.

























