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Questa volta Mario Draghi si è davvero incazzato: è furioso, incontenibile. Draghi sferza l'Europa, le dà la sveglia, la sbrana, la scotenna, le fa lo scalpo, la sventra, la squarta, la dilania! È davvero inarrestabile: il suo giudizio sull'Europa è severissimo.
In Europa comandano i vecchi! Oh, cazzo, finalmente qualcuno che abbia il coraggio di dirlo! Non se ne può più!
Ci rendiamo conto? I giovani non hanno lavoro, se lo trovano è precario e con salari indecenti. L'ascensore sociale? Bloccato, ovviamente!
Mamma mia quanto è incazzato Mario Draghi: incazzatissimo!!!
Ne scrivo sul @fattoquotidiano, fatemi sapere cosa ne pensate.
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Nel suo editoriale pubblicato oggi su Il Fatto Quotidiano, Sua Editorialità (appunto) racconta la storia di una mia vignetta scartata lunedì scorso e che aveva una sola colpa: aver previsto come sarebbero andate le cose.
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In Francia si lotta e si discute di scuola, in Spagna si lotta e si discute di diritto alla casa, in Germania si discute di rinnovabili. In Italia, beati loro, riformisti e liberali fanno gli esami del sangue per vedere la purezza del sostegno all’Ucraina.
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In aggiunta al thread: se qualcuno pensa che il Pd possa andare a vincere le elezioni con questa linea, è un pazzo. O, più probabilmente, non è quello il suo obiettivo.
Replying to @lageloni
Mi sono chiesta, e mi chiedo, se la linea, la postura di un partito di sinistra alle elezioni politiche italiane possa essere: altro che quella rammollita della Meloni, votateci e ci pensiamo noi a mandare le armi a Kiev sul serio. Perché per me, no. 2/
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Un mio tweet, fatto a nome mio, sta scatenando grandi fantasie editoriali. Non ho mai chiesto epurazioni di nessuno, non sono del resto mai stata una rottamatrice, non ho mai nemmeno detto che domattina bisogna smettere di mandare armi all’Ucraina. 1/
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Un'altra delusione - la mia vignetta per la prima pagina de il Fatto Quotidiano oggi in edicola!
#papa #draghi #satira #vignetta #natangelo
Prossimi appuntamenti
16 ottobre, ore 18:00 - Bologna: con Matteo Bussola - Coop Ambasciatori
17 ottobre, ore 18:00 - Padova: in dialogo con Stefano Tamiazzo. La forma del libro, via del carmine 6.
18 ottobre, ore 18:00 - Este: in dialogo con Andrea Cesaro. Libreria Gregoriana Estense, piazza maggiore 14.
19 ottobre, ore 18 - Trieste: in dialogo con Valerio Amilcare. Libreria Lovat, Viale XX Settembre 20 c/o stabile Oviesse.
20 ottobre - La7: sarò ospite dello studio di Giovanni Floris per raccontare di Lo sai come fa il cuore.
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Crederò alla buona fede (non all'idea) della stronzata liberista dell'equal playing field quando vedrò un liberista mettere al centro del proprio programma l'abolizione dell'eredità. Qualsiasi proposta che non parta da questa misura non potrà mai dire di tendere alla meritocrazia
Oggi sul @corriere l’ex-cancelliere tedesco Scholz dice che chi serve il caffè deve sentirsi uguale a chi quel caffè lo beve.
Qui sta un pò il cuore di tutti i discorsi politici, perlomeno in un paese in cui la politica vuol ancora essere competizione sulla base di differenti idee di società.
Cosa vuol dire quella frase?
Che chi serve il caffè deve avere lo stesso reddito di chi quel caffè lo beve?
Secondo me no, quello si chiama comunismo. È stato già provato, e non ha funzionato un granché.
Significa allora che il reddito di chi serve il caffè deve obbligatoriamente essere una certa percentuale di chi quel caffè lo beve?
Neanche.
Se quello che beve il caffè ha inventato un nuovo modello di AI, o è un manager capace di generare valore per la sua azienda o per il settore pubblico, non voglio che il suo stipendio sia limitato da considerazioni morali o socialiste.
Allora che significa?
Significa che chi serve il caffè deve avere (e deve percepire di avere) le stesse opportunità di quel caffè lo beve.
Deve cioè avere un sistema formativo che funzioni (fatto per lui, non per chi ci insegna), e gli insegni a capire presto ciò che gli piace, ciò in cui è bravo e gli strumenti per poter competere sul mercato globale.
Deve avere un mercato che gli consenta di mettere a valore le sue abilità in modo semplice, senza bisogno di raccomandazioni o reti relazionali magari ereditate.
Deve rapportarsi con la pubblica amministrazione e con le leggi nello stesso modo in cui si rapporta quello a cui sta servendo il caffè, anche se quest’ultimo è molto più ricco di lui.
Deve sapere che in caso di difficoltà il settore pubblico lo accompagna. Non lo protegge dalla necessità di rimettersi in gioco. Lo accompagna.
Il cuore di una politica liberale, secondo noi del @Partito_Libdem , è questo.
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Opinion | Goebbels isn't applauding Navi Pillay. He's applauding what Israel has become | Gideon Levy haaretz.com/opinion/2026-10-…
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Secondo il liberale radicalizzato medio, l'inchiesta feroce sull'IDF fatta da italiani non va bene, perché siamo cattocomunisti.
Fatta dagli americani non va bene, perché sono populisti.
Fatta dall'ONU e altre ong occidentali non va bene, perché sono terzomondisti.
Fatta dagli ultra-atlantisti di Bellingat non va bene, perché non vivono in Israele.
Fatta dagli israeliani di sinistra non va bene, perché sono comunisti.
Fatta dagli israeliani non di sinistra non va bene, perché sono self hating jews.
Qual è l'unica inchiesta sull'IDF che non viene vista con sospetto dal liberale radicalizzato medio?
Quella fatta dall'IDF stessa.
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La situazione carburanti spiegata facile
#carburante #riarmo #satira #vignetta #natangelo
Prossimi appuntamenti
27 settembre, ore 18 - Pescara: in dialogo con Antonio “Tauro” Silvestri. Libreria Pescara Ubik, via Firenze 209.
28 settembre, ore 18:30 - Perugia: in dialogo con Daniele Pampanelli. Libreria PopUp, Via Birago 22.
2 ottobre, ore 18:30 - Milano: in dialogo con Chiara Severgnini- Feltrinelli Corso Genova
3 ottobre, ore 17 - Brescia: in dialogo con Thomas Bendinelli. Nuova Libreria Rinascita, via della posta 7.
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Marc Botenga annienta la vera minaccia dell’Europa: Ursula Von der Leyen
“Volete sovvenzionare le multinazionali degli armamenti
È una vostra scelta, signora Von der Leyen: ne pagherete il prezzo”
Possiamo avere @BotengaM a reti unificate al posto della pantegana di Zoro?
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Domani mattina, su @Avvenire_Nei, il mio editoriale sui giovani “che rifiutano la guerra”.
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L' Arabia Saudita è una dittatura, non c'è libertà di parola né di religione, le donne hanno bisogno di un tutore, si applica la pena di morte: 100 le esecuzioni fino a giugno. Kashoggi è stato assassinato nell' ambasciata di Istanbul.
Noi abbiamo l' esercito in Arabia Saudita.
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Quelli che da dieci anni ripetono “in Italia il neoliberismo non c'è mai stato” commettono a mio avviso lo stesso errore (dovuto a slealtà ideologica) di quelli che “da noi non c'è mai stato il woke”: guardano solo ad alcuni parametri come se fossero autoesplicativi (es. burocrazia invadente, tasse, debito pubblico) tralasciandone altri (dismissione partecipate, Euro, deflazione salariale, depoliticizzazione della finanza, etc.).
E molto spesso non ammettono di essere tra quelli che in quella dottrina ci hanno sperato, e avrebbero voluto importarla davvero.
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È scomparsa #EmmaBonino: dispiace dal punto di vista umano. Però è giusto ricordare ciò per cui effettivamente combatteva Emma Bonino, altrimenti ci prendiamo solo per il culo.
Torniamo con la memoria a qualche anno fa. Erano da poco concluse le elezioni europee del 1999 e la #Bonino aveva portato a casa con la sua lista l’8.45%: un risultato straordinario, se paragonato ad esempio al 17.34% dei DS.
Inebriati dall’entusiasmo, i radicali promossero un referendum che avrebbe dovuto rivoluzionare il Paese in chiave liberista e vale la pena ricostruire alcuni obiettivi fissati e alcune argomentazioni presentate. Il referendum fu fallimentare, sia perché alcuni quesiti non vennero ammessi, ma anche perché nessuno dei restanti raggiunse il quorum.
Cosa proponeva Emma Bonino?
Volevano abolire l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, giudicando la reintegra in caso di licenziamento illegittimo un «vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro» e puntando quindi ad «aprire uno scontro su di una norma che irrigidisce oltre ogni misura il mercato del lavoro italiano» (il quesito non solo non raggiunse il quorum, ma – nonostante il sostegno di Forza Italia e del Partito Repubblicano Italiano – vide prevalere il NO con oltre il 66%). Anni più tardi, Monti e la Fornero riuscirono a destrutturare l’art. 18 facendo ricorso alla stessa retorica della Bonino. Lo stesso avrebbe fatto poi Renzi col Jobs Act. Risultato: oggi riottenere il posto di lavoro, anche se il giudice ravvisi l'illegittimità di un licenziamento, è molto più difficile. Un modello che fatico a considerare anche solo civile.
Un altro obiettivo era arrivare alla piena liberalizzazione del collocamento privato. Con il Pacchetto Treu (voluto da Prodi e da quelli di sinistra vicini ai lavoratori) era stato introdotto il tristemente noto lavoro interinale: in sostanza, agenzie che assumono lavoratori per poi metterli a disposizione di altre aziende, secondo le necessità. Un sistema grazie al quale l'utilizzatore (così si chiama) ha molte meno responsabilità di un normale datore di lavoro. Proprio per la particolare delicatezza di questo meccanismo, le agenzie sono sottoposte a specifici controlli previsti dalla legge, per quanto tutt’altro che stringenti. Per la Bonino, però, anche queste limitazioni erano di troppo: bisognava arrivare alla «completa liberalizzazione del collocamento privato, attraverso l’abolizione degli assurdi vincoli previsti dalla legislazione vigente». Insomma: libertà per gli utilizzatori e meno tutele per i lavoratori, da trattare alla stregua di un cacciavite.
Volevano la liberalizzazione totale dei contratti a tempo determinato, lasciando «agli imprenditori e ai lavoratori la libertà di concordare la durata del contratto di lavoro a seconda delle loro necessità». Il che significa a seconda delle necessità del più forte: indovinate chi. La Bonino continuava a ripetere ossessivamente che «i contratti di lavoro a tempo determinato sono uno strumento importante di flessibilità del mercato del lavoro, che aiuta le aziende e favorisce l’occupazione», ma gli effetti prodotti da tale impostazione sono ormai impossibili da ignorare. Altro che maggiore occupazione! Il risultato più evidente è stato uno solo: l’esplosione della precarietà. E a pagare il prezzo di questa presunta «flessibilità» sono stati, ancora una volta, i più deboli.
Volevano spalancare le porte alla liberalizzazione totale dei contratti a tempo parziale, eliminando quelli che definivano i «principali ostacoli alla diffusione del lavoro part time in Italia». Ma quei vincoli, contrariamente a quanto si voleva far credere, non erano affatto assurdi: servono a impedire che il part time diventi uno strumento nelle mani del datore di lavoro eventualmente malintenzionato. La legge, proprio per questa ragione, stabilisce anche limiti percentuali al ricorso a questa forma contrattuale. Il motivo è semplice e documentato da anni: il part time è spesso involontario, imposto al lavoratore e soprattutto alle lavoratrici, e può trasformarsi nella copertura perfetta per ore e ore di lavoro non pagato, quando non addirittura per lavoro nero. E allora viene spontaneo chiedersi: quando si proponeva di rimuovere anche queste tutele, si stava davvero pensando ai lavoratori e alla creazione di nuova occupazione? Oppure si stava semplicemente rendendo più facile sfruttare chi lavora? Fate voi.
Volevano «abolire l’obbligo di stipulare l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL, lasciando la possibilità di scegliere, in alternativa, un’assicurazione privata». E qui il punto è particolarmente grave: di fronte a una questione drammatica come quella degli infortuni sul lavoro, l’obiettivo del referendum era sostanzialmente quello di ridimensionare il ruolo dell’INAIL e aprire anche questo settore al mercato delle assicurazioni private. Tradotto: trasformare una tutela di rilevanza collettiva in un’ulteriore occasione di profitto. Francamente, è difficile capire in che modo una simile impostazione potesse essere presentata come una misura a favore dei lavoratori o dell’interesse generale. Molto più facile immaginare chi avrebbe avuto qualcosa da guadagnarci: banche, assicurazioni e grandi multinazionali. Anche sulla pelle di chi lavora.
Volevano, allo stesso modo, «lasciare ai cittadini la libertà di scegliere un’assicurazione privata in alternativa al Servizio Sanitario Nazionale». Il quesito fu dichiarato inammissibile, ma questo non impedì che negli anni successivi il SSN venisse progressivamente indebolito. E gli effetti della deriva li abbiamo conosciuti nel modo più drammatico negli anni successivi. Mi domando che tipo di sanità abbia preferito lei, in questi anni di difficile lotta.
Ma non era finita. Tra le altre cose, chiedevano anche di innalzare l’età minima e il numero di anni necessari per accedere alla pensione: ci avrebbero pensato altri europeisti convinti a farla felice, sempre per il nostro bene.
Ecco, questo era il sogno di Emma Bonino: un sogno che, almeno in parte, si è realizzato anche con la benedizione di Bruxelles, ma che con la nostra Costituzione non aveva, non ha e non avrà mai nulla a che vedere. Un sogno che per moltissimi italiani è divenuto un incubo quoditiano.
Sento il dovere di scrivere queste parole perché già immagino il coro di elogi che la memoria di Emma raccoglierà. Si rispettino le vicende umane, sempre e comunque, ma le idee restano e quelle sbagliate - come quelle della Bonino - vanno combattute, anche dopo la sua morte. – at Rome, Lazio
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#ULTIMORA Berlino, IFA 2026. Presentato “Milano”, il primo robot che pippa cocaina e usa inglesismi a cazzo - di @FabioCor74
lercio.it/berlino-ifa-2026-p…
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In Italia si dirà che la disinformazione russa ha preso il controllo del @nytimes 😂
Inchiesta su frodi e sprechi nelle forniture militari
1.2 miliardi buttati nel solo 2024
Ps: che questo pezzo arrivi dopo intervista a Budanov significa qualcosa
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O si esce da sinistra, con una alternativa socialista ecologista e pacifista, dalle politiche liberiste e belliciste di Von der Leyen e Merz o la vittoria neonazista in #Sassonia è solo anteprima del disastro in cui sta precipitando l'Europa. A cominciare dal folle riarmo tedesco – at Reggio Emilia, Emilia Romagna



























